Page 26 - Forestale N. 51 luglio - agosto 2009
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La favola, illustrata dai bambini della Scuola per
l’Infanzia “Gianni Rodari” di Ravenna, accompa-
gna i visitatori con una serie di tabelle poste ad
un lato del percorso. Sull’altro lato, per distin-
guere l’immaginario dal reale, per immergersi
dentro la pineta ed esplorarla con occhi nuovi,
l’Ufficio di Punta Marina propone ai visitatori
una serie di informazioni sull’ambiente visitato.
Inseguendo il folletto Mazapégul, seguendone le
tracce, perdendosi nel suo mondo, è quindi pos-
sibile imparare qualcosa in più sui meccanismi
che regolano il funzionamento dell’ecosistema capacità talora strabilianti dei funghi di trasfor-
della pineta. mare le sostanze, “Misteri della notte” agli
Ma chi è Mazapégul? È un folletto birichino del adattamenti alla vita notturna, “Occhi di gemme”
quale non esiste una rappresentazione icono- alle suggestioni degli occhi degli anfibi ed ai
grafica: camminando lungo i sentieri o calére falsi occhi sulle ali delle farfalle, e così via per
della pineta, con un po’ di fortuna, pare sia pos- tutte le stazioni di sosta previste lungo il sentie-
sibile trovare il luogo segreto nel quale si ro. Un itinerario che dalle origini della pineta
nasconde. Seguendo il sussurro del vento fra i prende in esame le specie arboree ed arbustive,
pini e ascoltando la voce di un albero, si arriva le orchidee, il ruolo dei funghi e del legno
al suo nascondiglio, rifugio indenne dai sussulti morto nell’ecosistema boscato, gli adattamenti
del tempo. Lì si celano ancora i suoi tesori che delle specie più rappresentative: il picchio, il
si vedono solo nelle belle giornate quando nes- torcicollo, i rapaci notturni, il succiacapre ed i
suna nuvola trapunta il cielo. Il nostro sguardo pipistrelli.
vede solo un gran sfavillio, ma ha l’irresistibile Trasformati tutti in bambini, vestiti della loro
fascinazione del mondo “altro” fatto di antiche sana curiosità, è possibile esplorare, imparare,
leggende che risentono dell’afflato celtico. Ci osservare aspetti consueti con gli occhi della
incanta il potere evocativo di questo nome meraviglia, per sentirci parte noi stessi dell’am-
“Mazapégul” e di una fôla che parla di lui e biente che ci circonda, sensazione che sempre
della “Principessa di Ravenna”. più di frequente ci sfugge e che vorremmo, per-
Come scrive Giuseppe Bellosi, noto studioso e correndo questo sentiero, tentare almeno per un
scrittore di tradizioni romagnole, nella sua pre- poco di recuperare.
sentazione del sentiero “sull’origine del nome
sono state fatte diverse ipotesi, ma nessuna del
tutto convincente. Il suo aspetto è tra il gatto e lo
scimmiotto. Piccino, di pel grigio, cammina sem-
pre diritto, sulle zampette posteriori e porta,
come unico indumento, un berrettino rosso. È il
magico berretto rosso, osserva Eraldo Baldini
"che consente al folletto di entrare e uscire dalla
dimensione ultraterrena, soprannaturale […]: così
che deve toglierselo quando vuole avere rappor-
ti concreti e fisici col mondo umano. Privarlo del
berretto equivale ad impedirgli il ritorno alla sua
essenza soprannaturale, imprigionandolo, pian-
gente, nella dimensione terrena”.
I titoli delle tabelle dedicate agli aspetti naturali-
stici sono stati ideati per sottolineare i punti di
incontro tra fantasia e natura. “Le piante fanta-
stiche” fa riferimento agli adattamenti delle
orchidee spontanee, “Magie ed incantesimi” alle
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