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lazioni del fenomeno, oggi è diventato, quasi per
          incanto, uno strenuo sostenitore del sentiero
          degli gnomi. “Gli gnomi – dice – sono una bel-
          lissima metafora per difendere la natura. Essi
          continueranno a vivere finché sapremo aprire il
          nostro cuore convinti che esistono anche cose
          che apparentemente non riusciamo a vedere”.
          Ora in pensione continua a girare per i boschi di
          Bagno e a raccontare agli amici che qui gli gnomi
          esistono davvero. Nelle sere d’inverno davanti al
          fuoco scoppiettante non sono solo i bambini ad
          ascoltare rapiti le sue meravigliose storie.
                              www.gnomomentino.it


          Il Coordinamento Distrettuale di Agordo (Belluno) del Corpo
          forestale dello Stato ha realizzato questo diario insieme alla
          comunità montana. Gli gnomi accompagnano i ragazzi nella
          conoscenza del bosco.


          Lo chiamavano Monachiddu

               ol termine “gravunia” (da grave, pesante) gli anziani contadini castrovillaresi, paese calabre-
               se di 25 mila abitanti, in provincia di Cosenza, a due passi dal parco del Pollino indicano il
         C lavoro che compivano i soggetti presi di mira da un folletto burlone. A volte appariva vestito
          con un saio da fraticello, con in testa un piccolo cappuccio rosso. Proprio per questo suo particola-
          re abbigliamento, molti lo chiamavano “Monachiddu”, anche se nel castrovillarese viene individuato
                                                   pure col termine “Marranghinu”. Esistono diverse
                                                   tesi sulla credenza del Monachiddu in tutto il
                                                   meridione d’Italia. Infatti alcuni sostengono che i
                                                   “Monachiddi” siano delle anime di bambini non
                                                   battezzati che appaiono nelle case vestiti con un
                                                   saio ed un cappello rosso dispensando dispetti e
                                                   burle ai padroni di casa.
                                                   I folletti nelle loro azioni dispettose fanno sparire
                                                   posate, pentole, soldi, preziosi ed altro facendo
                                                   trovare (una volta stanchi degli scherzi fatti),
                                                   importanti tesori. Delle volte, accadeva che quan-
                                                   do il padrone di casa riusciva a rubargli il
                                                   cappuccio il Monachiddu rivelava i segreti di
                                                   importanti tesori. Altra tesi è quella del piccolo
                                                   “Fraticello” vestito con tipico saio da frate senza
                                                   volto e con una mano di ferro ed una di ovatta. Se
                                                   lasciava o toccava con  la mano di ferro era sfor-
                                                   tuna se invece lasciava o toccava con la mano di
                                                   ovatta era fortuna.
                                                   Altra tesi ancora differenziava il Monachiddu dalla
                                                   credenza sopra citata solo con l’assenza delle
                                                   mani, infatti il fraticello senza volto e con le mani
                                                   sotto il saio appariva nelle case e viveva con la
                                                   famiglia presa di mira fino a rivelare preziosi
         © C. Flore                                segreti,  a far trovare importanti somme di denaro
                                                   o preziosi gioielli.
                                                                              Michele Martinisi
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