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cultura


          leggendarie di anziani alpinisti delle Dolomiti o le cu-  noce, l’avaro per il mugo, l’effeminato per il frassino, il
          riose ricerche naturalistiche che originali studiosi van-  debole per l’acero e via dicendo. Possono sembrare un
          no facendo in Cansiglio e nella foresta di Somadida o nei  delirio, ma, invece, questi accostamenti tra uomini e al-
          boschi di Cividale e nelle valli del Natisone.      beri hanno un senso profondo: è cultura e tradizione mon-
                                                              tanara che Corona vuole tramandare e far conoscere.
          MAURO CORONA                                           Colpisce anche la dedica posta ad inizio libro: “Noi
             Mauro Corona, friulano, bracconiere pentito, raffi-  siamo alberi e gli alberi sono uomini. Ai piromani, per-
          nato scultore e alpinista convinto, ha prodotto, fino ad  ché riflettano”.
          ora, sei opere.                                        “Finchè il cuculo canta” (ed. EBI). Questo libro è ric-
             “Nel legno e nella pietra” (ed. Mondadori). È la sua  co di storia, di tradizione, di ideali e di esperienza monta-
          ultima pubblicazione, sicuramente la più bella e la più  nara. È un omaggio ad un mondo ormai scomparso. Il li-
          intensa. Raccoglie novantatré storie di piante, rocce, ani-  bro, infatti, raccoglie storie di personaggi della terra di Er-
          mali e uomini della Valle del Vajont, della Val Zemola,  to. Storie che mescolano il vissuto alle leggende e ai
          della Val Montanaia, della Val Cimoliana e della Val Cel-  racconti sentiti da Corona quando era bambino. Sono te-
          lina. Una ridda di personaggi folli ed eroici, sobri e trin-  stimonianze filtrate da un’attenta sensibilità, a tratti strug-
          cati, frequentatori di boschi, di crode e di osterie. Sono  gente ma anche dura, tesa a ricreare i valori profondi di
          cavatori e carbonai, boscaioli e malgari, bracconieri e pe-  una comunità montanara scomparsa e di una natura non
          scatori di frodo, venditori ambulanti di ciotole e artigia-  ancora travolta da un progresso inarrestabile. E grazie al-
          ni del legno. Sono i volti, dall’anima inquieta, che cono-  la voce di Corona, queste storie sono riemerse dall’oblio,
          scono le leggi della natura e che popolano le valli, i bo-  per divenire attuali testimonianze di ciò che si è perso.
          schi, i dirupi ed i sentieri tra Erto, Casso, Cimolais,  “Gocce di resina” (ed. EBI). Secondo Corona “la re-
          Longarone, Claut e Barcis. Sono personaggi, al tempo  sina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dal-
          stesso, buffi e tragici, ingenui e scaltri, malinconici e al-  l’albero ferito. Quelle gocce giallo miele, non scappano,
          legri, ordinari e leggendari. Si muovono tra le foreste, a  non scivolano via come l’acqua, non abbandonano l’al-
          contatto con gli alberi, le pietre, le guglie, il freddo e la  bero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli com-
          neve. Attorno ci sono sempre gli animali. Animali come  pagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ri-
          selvaggina da cacciare: forcelli, volpi, camosci, cervi,  cordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferita del-
          caprioli e pesci di acqua dolce. Animali da compagnia  la vita”. Gocce di resina sono, quindi, episodi e aneddoti
          quali cani e merli e animali  da sfruttare per il proprio so-  di vita reale in cui emergono passioni e nostalgie che han-
          stentamento come capre e mucche. E poi le pietre: gu-  no lasciato, nel bene e nel male, un segno indelebile nel-
          glie da scalare nella Val Montanaia, crode su cui arram-  la vita di Corona.
          picarsi nella Val Zemola o rocce da spaccare nella cava  “La montagna” (ed. EBI). Questo piccolo libro con-
          di marmo del Monte Buscada. È un libro appassionante  tiene l’esatta riproduzione del discorso fatto da Mauro Co-
          che contiene una moralità semplice e aspra, tipica della  rona ad un gruppo di studenti in una vecchia osteria di Er-
          cultura montanara, dove gli anziani sono i maestri che  to, in una notte di primavera del 2002. È un atto di amore
          impartiscono lezioni di vita con antica sapienza.   verso la montagna, è una richiesta di aiuto a non abban-
             “Il volo della martora” (ed. Vivalda). In questo libro  donarla, è una denuncia contro i piromani che bruciano i
          torna a rivivere quel mondo spazzato via la sera del 9 ot-  boschi, è un invito a rispettare la natura e i suoi abitanti, è
          tobre 1963 da un’onda alta 70 metri, sollevatasi a causa  un appello ad opporsi al disastro ecologico che si va pro-
          di una grossa frana caduta dal monte Toc sul lago artifi-  filando da uno sfruttamento eccessivo delle risorse natu-
          ciale formato dalla diga del Vajont. Sono ventisei rac-  rali e da un inquinamento del pianeta sempre più minac-
          conti che, come in un documentario televisivo, rievoca-  cioso. È anche una veloce ed affettuosa descrizione degli
          no le vicende di uomini e di donne semplici, ma anche di  animali che popolano i boschi delle sue montagne.
          animali, di alberi e di pietre. Sono pagine che raffigura-
          no, in modo delicato, gli ultimi mesi di una comunità che  GIANCARLO FERRON
          subisce, a causa della catastrofe, una drammatica spinta  Giancarlo Ferron, guardiacaccia della Provincia di
          verso l’oblio. Nelle storie di questo libro si ritrovano la  Vicenza, ha scritto tre libri.
          durezza e l’asprezza della vita nelle impervie valli delle  “Ho visto piangere gli animali” (ed. EBI). È la sua
          montagne friulane e si rivivono quei mondi chiusi dei  opera prima e forse la più bella. È una raccolta di storie
          piccoli paesi di montagna.                          brevi che narrano di leggendarie sfide tra bracconieri e
             “Le voci del bosco” (ed. EBI). In questo libro si rac-  guardiacaccia, di animali uccisi dalle trappole e dai fu-
          contano gli alberi: dalla betulla, considerata la regina del  cili dell’uomo, di archetti, di lacci e di reti, di incendi bo-
          bosco, all’abete ritenuto il custode protettivo della sel-  schivi, di temporali improvvisi dentro un bosco, di not-
          va. Per Corona gli alberi possiedono un loro carattere che  ti trascorse sotto le stelle, di appostamenti dietro un ce-
          comunicano in vari modi, anche con la diversa reazione  spuglio, di camosci a spasso per i ghiaioni, di stambecchi
          che hanno nei confronti di chi li tocca. In questo libro si  che balzano tra le onde violente di un torrente, di falchi
          parla anche di uomini. Secondo Corona l’uomo cattivo  in volo sopra le alte cime, di gitanti motorizzati e affa-
          prova inconsapevolmente simpatia per il sambuco, il  mati, di micofagi e di predatori incivili del bosco e dei
          buono per il larice, il sempliciotto per il faggio, l’elegante  suoi prodotti.
          per la betulla, il cocciuto per il carpino, il potente per il  “Ho sentito il grido dell’aquila” (ed. EBI). Questa


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