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Strategie e politiche nelle relazioni tra agricoltura e biodiversità


               rientra nella strategia della conservazione in situ della biodiversità e della
               conservazione ex situ. Per conservazione ex situ si intende la conserva-
               zione delle componenti della diversità biologica al di fuori del loro am-
               biente naturale. Tale sistema di conservazione viene usato come stru-
               mento per contenere la massiccia perdita di specie agricole cominciata
               a partire dagli anni Cinquanta.
                  Sono attive almeno 15 istituzioni che conservano oltre 69mila acces-
               sioni di specie coltivate e selvatiche. Per le specie erbacee è ampiamente
               praticata la conservazione dei semi, mentre per le specie da frutto è uti-
               lizzata la tecnica di conservazione in campi da collezione. Per gli anima-
               li di interesse zootecnico, invece, le tecniche di conservazione ex situ
               fanno riferimento alla crioconservazione del materiale genetico.
               Tuttavia, è stato stimato che per molti organismi le dimensioni delle
               collezioni non rappresentano la variabilità esistente in natura. Pertanto
               l’obiettivo è quello di proseguire l’attività di creazione di “banche di
               germoplasma” per assicurare la disponibilità nel tempo di materiale ge-
               netico e contemporaneamente di ridurre il rischio estinzione. Va da sé,
               che la caratterizzazione dei materiali genetici è strumento indispensabi-
               le per rendere più agevole l’uso dei programmi di sostenibilità nei di-
               versi settori di interesse agrario, forestale, zootecnico, microbico, pato-
               logico, farmacologico, agroindustriale e ambientale. L’attività di conser-
               vazione delle risorse genetiche è affidata al ministero delle Politiche
               agricole e forestali (D.M. 5 marzo 2001) che sta cercando di creare una
               rete di monitoraggio per la biodiversità e di acquisire un buon livello di
               conoscenza sulla biodiversità, attraverso il costante ricorso a dati con-
               creti ed informazioni aggiornate (APAT natura e biodiversità).
                  La tutela della biodiversità non è fine a se stessa ma deve essere con-
               siderata come parte essenziale delle strategie per la conservazione della
               natura e per il miglioramento della qualità ambientale.
                  Nell’insieme degli impegni internazionali che l’Italia è chiamata a ri-
               spettare (Ramsar 1971, Bonn 1979, Berna 1979, Rio 1992, Cartagena
               1999; a livello europeo, la Direttiva Habitat 1992, il progetto Rete
               Natura, la strategia comunitaria per la diversità biologica, come anche
               nelle “linee strategiche” nazionali per l’attuazione della Convenzione di
          Anno
               Rio 1994) la tutela della biodiversità fa parte di un complesso articolato
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