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Mitigazione dell’impatto ambientale attraverso fronti arborei


            ri, inseriti fuori del loro contesto naturale. Ciò in particolare in alcune
            regioni d’Italia, che non annoverano tra la vegetazione spontanea coni-   FOCUS
            fere, ad eccezione del Tasso o Albero della morte (Taxus baccata L.), del
            Ginepro comune (Juniperus communis L.) o del Ginepro rosso (Juniperus
            oxicedrus L.) non considerando naturalmente il Ginepro montano
            (Juniperus communis montana L.).
               Un discorso a parte al riguardo può farsi per il Cipresso (Cupressus
            sempervirens L.) che in particolare, per quanto riguarda la forma piramida-
            lis, oltre a prestarsi benissimo per realizzare quinte sempre verdi, parti-
            colarmente idonee a rimediare ai guasti apportati all’integrità del terri-
            torio (soprattutto per cave e/o sbancamenti), è ormai da considerarsi
            specie naturalizzata anche nei nostri ambienti che inoltre contribuisce
            non poco a migliorare da un punto di vista strettamente estetico.
               Allora il problema concreto si pone per la scelta di arbusti da siepe o
            per alberi che formino quinte verdi più sviluppate in altezza per “masche-
            rare” sbancamenti, cave, ferite inferte dall’uomo per motivazioni varie.
               Le valutazioni non dovranno soltanto tener conto delle caratteristi-
            che esteriori delle varie specie, quali persistenza delle foglie nelle varie
            stagioni, tipologia delle stesse foglie, frondosità, ma dovranno riferirsi
            anche ad altri aspetti, quali: rapidità di accrescimento, rusticità, frugali-
            tà, temperamento, esigenze edafiche e così via.
               A proposito delle esigenze edafiche che caratterizzano le varie spe-
            cie, occorre dire che raramente, nella pratica, se ne tiene conto nel mo-
            do dovuto. Così specie forestali che richiederebbero terreni profondi e
            freschi spesso sono impiegate per interventi di recupero ambientale, in
            particolare vegetazionale, su terreni da modestissimi orizzonti, talvolta
            addirittura con roccia affiorante, in condizioni cioè così difficili da non
            offrire la benché minima garanzia di successo.
               Ecco che ancora una volta si pone dunque un problema di interdisci-
            plinarietà, nel senso che il tecnico professionista incaricato o l’Ente
            promotore dei lavori di ripristino ambientale, dovrebbero rivolgersi in
            tal senso a chi per professionalità, conoscenze e competenze sia in gra-     4
            do di fornire le opportune indicazioni.                                      n.
               Si ritiene utile, di seguito, riportare due distinti elenchi, uno relativo  -  II
            a specie con portamento arboreo o quanto meno arborescente, utile per
                                                                                         Anno

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