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Mitigazione dell’impatto ambientale attraverso fronti arborei


               Rio sull’ambiente e sullo sviluppo. Il tema di questo scritto riguarda

         FOCUS  uno dei tanti aspetti della salvaguardia di un territorio, per la verità non
               sempre considerato con quell’attenzione che pure sarebbe necessaria.
               Il recupero mediante l’inserimento di quinte verdi, di alberi, arbusti,
               cespugli, lasciati crescere secondo le leggi naturali dello sviluppo o in-
               vece indirizzati con opportune tecniche di potatura a costituire delle
               siepi, è un metodo in fin dei conti antico e ben collaudato dall’uomo
               che forse un tempo considerava di più la componente vegetale di
               quanto accade attualmente.
                  Non v’è dubbio che oggi si parli sempre più frequentemente di eco-
               logia, di tutela dell’ambiente, dell’importanza del verde, dell’integrità del
               paesaggio vegetale, o del paesaggio in generale. Parrebbe dunque che vi
               sia un’accresciuta, diffusa conoscenza ecologica, che il senso estetico
               del bel paesaggio appartenga alla stragrande maggioranza dei cittadini,
               che un certo tipo di cultura relativo alla scelta delle tipologie di materia-
               le da costruzione, degli infissi, delle rifiniture, sia ormai patrimonio di
               tutti.
                  Non è così e occorre trovare il coraggio di dirlo, con forza e deter-
               minazione. Occorre dirlo nelle varie circostanze di tempo e di luogo,
               nello svolgimento di un convegno così come in un ufficio tecnico co-
               munale. È tempo che un certo tipo di cultura, che è la cultura delle pic-
               cole cose anche ovvie in apparenza, anche banali, ma che è nella sostan-
               za salvaguardia delle caratteristiche di insieme di una casa antica, di un
               piccolo centro abitato, e del paesaggio circostante, finalmente prevalga.
                  Quanto lavoro vi sia da compiere in tal senso, è sotto gli occhi di tut-
               ti coloro che abbiano voglia effettivamente di vedere, di valutare, di
               pensare, di sposare il concetto del bello al concetto culturale dell’antico,
               dello storico, della salvaguardia di un ambiente, urbano o extraurbano,
               di un bosco come di una campagna, di un bordo strada come di una
               vecchia aia assolata, testimone di tante vicende che appartengono sì al-
               la storia di un’agricoltura travagliata ma che soprattutto appartengono
               alle piccole storie di uomini che, insieme, raccontano del progredire
               della civiltà.
                  Non vi è civiltà nelle baracche costruite senza grazia, con materiali
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               più disparati e certo non rispondenti ai canoni della tradizione, del
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