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Mitigazione dell’impatto ambientale attraverso fronti arborei


               ficiente, per il momento, ricordare che le piante intervengono ad atte-

         FOCUS  nuare il suono e dunque il “rumore” con le cortecce, i rami, le foglie e
               che, più che a piante specialiste, occorre fare riferimento alla “buona
               siepe” per quanto riguarda impianto, condizioni vegetative, consisten-
               za, qualità e quantità delle foglie.
                  Non trascurabile è poi l’effetto delle piante sull’abbattimento di pol-
               veri e di sostanze inquinanti.
                  In tal senso l’eliminazione almeno di una parte delle sostanze inqui-
               nanti dall’atmosfera è favorita dalla densità delle foglie.
                  Dunque le piante attraverso meccanismi non semplici, quali la inatti-
               vazione superficiale a livello del tegumento, l’inattivazione interna, la
               precipitazione delle sostanze inquinanti in composti non nocivi all’in-
               terno dei tessuti, la loro utilizzazione per il proprio metabolismo, l’ac-
               cumulo sulle foglie, sono in condizione di migliorare la depurazione
               dell’atmosfera e quindi la qualità dell’aria. Il concetto non vale però sol-
               tanto per le sostanze inquinanti, certamente più pericolose, ma anche
               per le polveri stradali, di casa, o delle lavorazioni agricole. Si è avuto
               modo di calcolare ad esempio che boschi di faggio possono arrivare ad
               assorbire 30-35 t/ha per anno di polvere, mentre per i boschi di pini ed
               abeti si arriva circa alla metà di tali valori.
                  Occorre altresì  ricordare l’intercettamento del vento da parte delle fa-
               sce di vegetazione arborea ma anche arbustiva. Questo concetto del resto
               è stato ampiamente utilizzato fin dai tempi più remoti. Certo, occorrerà
               tenere conto che nella funzione frangivento più alte sono le fasce, più
               profonda sarà la zona sottovento su cui si noterà l’influenza della fascia.
                  Perché è opportuno fare riferimento alle specie arboree, arbustive,
               cespugliose che vegetano spontaneamente? Perché, senza arrivare al
               concetto di inquinamento verde che talvolta sembra una motivazione
               un po’ eccessiva, in effetti si è abusato e si continua ad esagerare con la
               scelta di specie esotiche, che spesso hanno anche esigenze edafiche
               particolari.
                  Basta ad esempio con i Cipressi argentati d’America (Cupressus arizo-
               nica Greene), messi isolatamente o a formare siepi di un verde anomalo
               e dai risultati incerti, oltre una certa età dall’impianto. Basta con le coni-
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               fere ad ogni costo. Con i Pini, gli Abeti, o i rappresentanti di altri gene-
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