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Aspetti vegetazionali della Murgia


            L.), che non sono appetite dal bestiame.


            Salvaguardia della Murgia
               L’abbandono e la marginalità in cui il territorio murgiano era cadu-
            to negli ultimi anni ne avevano fatto terra di conquista e di speculazio-
            ne. Infatti la diffusa pratica di “spietrare” aree di steppa mediterranea
            per guadagnare spazi alla cerealicoltura e la crescente antropizzazione
            del territorio, hanno frammentato ed eroso sempre più le formazioni
            di prateria-pascolo. Anche il pascolo se praticato con una certa intensi-
            tà, riducendo la copertura del manto erboso può favorire fenomeni di
            dissesto; la cotica erbosa ha rappresentato, nel corso dei secoli, l’unica
            difesa all’erosione del sottile strato di terreno. Ciò nonostante, la flora
            sopravvissuta o i frammenti di vegetazione ancora esistenti hanno un
            grande valore ambientale, perché rappresentano la testimonianza di
            ambienti quasi completamente scomparsi. Per questo motivo queste
            ultime comunità sono da salvaguardare perché costituiscono l’espres-
            sione più nobile della storia naturale della Murgia, nonché il risultato
            finale di eventi di varia origine che si sono intrecciati fra loro nel corso
            dei millenni. A tal fine il primo luglio 2004 (G.U. n. 152) è stato istitui-
            to il Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Questo Parco arriva dopo ven-
            tidue aree protette sorte a comprendere altre Italie: dai massicci alpini
            a settori d’Appennino, dagli arcipelaghi ai vulcani, dalle foreste ai pro-
            montori. L’istituzione del Parco rappresenta l’opportunità per avviare
            un processo innovativo di pianificazione del territorio e di gestione
            sostenibile delle risorse naturali. Perseguendo gli obiettivi di gestione
            sostenibile delle risorse del territorio sarà possibile attuare programmi
            di investimento in grado di generare positivi effetti in termini di reddi-
            to e di occupazione. I futuri organi di gestione devono avviare una pro-
            grammazione tesa a creare infrastrutture di servizio del parco, sulle
            quali impostare una politica di valorizzazione e promozione del territo-
            rio. Il Parco deve essere uno strumento del benessere di tutti, in parti-
            colar modo delle popolazioni locali che attraverso la sua presenza pos-
            sono arrivare a capire che il loro ambiente naturale costituisce una ric-    .3
            chezza che altri non possiedono e che essi possono mettere invece sag-       oI-n
            giamente a frutto per fondarvi uno sviluppo duraturo e benefico che,         n
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