Page 235 - SilvaeAnno01n03-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 235
Aspetti vegetazionali della Murgia
la pelosità, le fitte lanugini che coprono assai densamente tutto il corpo
della pianta, non sono un riparo dalle basse temperature dell’aria ma
una difesa da eccessiva perdita di acqua e dalle radiazioni solari.
Altro adattamento è la presenza di organi vegetativi sotterranei
come tuberi e bulbi. Sono, questi, parti di piante modificate divenute
organi di riserva e sono una caratteristica delle specie erbacee perenni,
in cui la parte epigea muore alla fine della stagione, mentre la pianta
sopravvive nel terreno allo stato di organo carnoso in riposo, provvi-
sto di gemme capaci di dare, l’anno successivo, nuovi germogli. Un
esempio di geofita bulbosa è la scilla marittima (Uriginea maritima L.)
abbondantissima nelle pseudosteppe murgiane. Fra gli adattamenti più
efficaci alla mediterraneità vi è l’assunzione di un habitus erbaceo e di
un ciclo biologico breve affidando ai semi il compito di perpetuare la
specie. Tali semi hanno particolari meccanismi che impediscono la ger-
minazione in piena estate grazie alla presenza di inibitori che vengono
inattivati solo dalle consistenti piogge autunnali. Un altro diffuso adat-
tamento è rappresentato dall’indurimento dei tessuti in funzione della
limitazione delle perdite idriche. Tale fenomeno si è accentuato nel
corso dell’evoluzione, portando alla formazione di spine che hanno
assunto anche una funzione difensiva nei confronti degli erbivori.
Caratteristiche vegetazionali
Non è facile ricostruire in dettaglio l’antico volto vegetale della
Murgia nella quale l’uomo da millenni è intervenuto a modificare il pae-
saggio naturale e la vegetazione spontanea, ma è possibile configurare
per grandi linee i processi che hanno portato all’attuale situazione. Lo
sviluppo dell’agricoltura e della pastorizia e il crescente fabbisogno di
legname per costruzioni e come combustibile segnarono la fine dei
grandi complessi forestali già in tempi remoti e lasciarono il suolo alla
diretta esposizione degli agenti atmosferici, con conseguente dilava-
mento e irreversibile messa a nudo del substrato calcareo. Un ruolo
fondamentale in questo processo è stato svolto dal fuoco, impiegato
come strumento di miglioramento del pascolo. I pastori, infatti, lo uti- .3
lizzano da millenni come sistema semplice ed efficace di selezione della oI-n
vegetazione spontanea al fine di eliminare la copertura arbustiva che n
n
A
SILVÆ 247

