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Aspetti vegetazionali della Murgia


            la pelosità, le fitte lanugini che coprono assai densamente tutto il corpo
            della pianta, non sono un riparo dalle basse temperature dell’aria ma
            una difesa da eccessiva perdita di acqua e dalle radiazioni solari.
               Altro adattamento è la presenza di organi vegetativi sotterranei
            come tuberi e bulbi. Sono, questi, parti di piante modificate divenute
            organi di riserva e sono una caratteristica delle specie erbacee perenni,
            in cui la parte epigea muore alla fine della stagione, mentre la pianta
            sopravvive nel terreno allo stato di organo carnoso in riposo, provvi-
            sto di gemme capaci di dare, l’anno successivo, nuovi germogli. Un
            esempio di geofita bulbosa è la scilla marittima (Uriginea maritima L.)
            abbondantissima nelle pseudosteppe murgiane. Fra gli adattamenti più
            efficaci alla mediterraneità vi è l’assunzione di un habitus erbaceo e di
            un ciclo biologico breve affidando ai semi il compito di perpetuare la
            specie. Tali semi hanno particolari meccanismi che impediscono la ger-
            minazione in piena estate grazie alla presenza di inibitori che vengono
            inattivati solo dalle consistenti piogge autunnali. Un altro diffuso adat-
            tamento è rappresentato dall’indurimento dei tessuti in funzione della
            limitazione delle perdite idriche. Tale fenomeno si è accentuato nel
            corso dell’evoluzione, portando alla formazione di spine che hanno
            assunto anche una funzione difensiva nei confronti degli erbivori.


            Caratteristiche vegetazionali
               Non è facile ricostruire in dettaglio l’antico volto vegetale della
            Murgia nella quale l’uomo da millenni è intervenuto a modificare il pae-
            saggio naturale e la vegetazione spontanea, ma è possibile configurare
            per grandi linee i processi che hanno portato all’attuale situazione. Lo
            sviluppo dell’agricoltura e della pastorizia e il crescente fabbisogno di
            legname per costruzioni e come combustibile segnarono la fine dei
            grandi complessi forestali già in tempi remoti e lasciarono il suolo alla
            diretta esposizione degli agenti atmosferici, con conseguente dilava-
            mento e irreversibile messa a nudo del substrato calcareo. Un ruolo
            fondamentale in questo processo è stato svolto dal fuoco, impiegato
            come strumento di miglioramento del pascolo. I pastori, infatti, lo uti-     .3
            lizzano da millenni come sistema semplice ed efficace di selezione della     oI-n
            vegetazione spontanea al fine di eliminare la copertura arbustiva che        n
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