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Articolo 260 del Codice Penale: Italia – Cina non solo andata?
sovrappone e aggiunge quella di carattere emergenziale, con un
ambito applicativo limitato a determinate aree geografiche del-
l’Italia.
Si pensi, per esempio, alla disciplina di cui al decreto legge del 6
novembre 2008 n°172, convertito con modificazioni nella legge
del 30 dicembre 2008 n°210, finalizzata, come recita il titolo della
legge stessa, a dettare, sia sotto il profilo penale attraverso un
considerevole inasprimento sanzionatorio ai reati in materia
ambientale, sia sotto quello processuale afferente la competenza
nei procedimenti relativi ai reati in materia ambientale commes-
si all’interno di quel territorio, a “misure straordinarie per fronteg-
giare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione
Campania, nonché misure urgenti in materia ambientale”.
Disciplina in seguito estesa, dapprima, alla sola provincia di
Palermo; quindi, all’intera regione Sicilia, per effetto della
dichiarazione dello stato di emergenza in materia di gestione dei
rifiuti urbani, speciali e speciali pericolosi nel territorio della
regione Siciliana fino alla data del 31 dicembre 2012 di cui al
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 09.07.2010.
Altro è l’aspetto del contrasto all’attività criminale.
Di questa triste realtà oggi conosciamo molto, dalle modalità
operative sino alle relazioni.
Una conoscenza peculiare utile a prevenire e contrastare meglio
le attività di chi, come illustrato da Legambiente, accumula rile-
vanti profitti grazie alla gestione illecita del ciclo dei rifiuti.
Parliamo di un lungo elenco che dagli “eco mafiosi” arriva sino
ai “colletti bianchi”.
I risultati ottenuti sono figli dell’introduzione di un delitto con
sanzioni adeguate e la possibilità di usufruire di efficaci stru-
menti d’indagine, come le intercettazioni telefoniche e ambien-
tali ma anche, come già detto, di susseguenti interventi normati-
vi che hanno ulteriormente rafforzato l’incisività delle attività
investigative.
Dall’anno 2010, infatti, la competenza delle indagini è passata
dalle procure ordinarie alle Direzioni distrettuali antimafia.
Tutto ciò ha dotato di fatto la Direzione Nazionale Antimafia
della possibilità di “gestire” nuove e più preziose informazioni
in merito a personaggi e aziende coinvolte.
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