Page 240 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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Rinnovazione del pino d’Aleppo sul legno morto























            Tab. 4 – “Affinità” (1) e “specularità” (2 – 3) dei popolamenti di Pino d’Aleppo e di Abete rosso
            per quanto concerne due specie di Latifoglie sciafile che si accompagnano all’uno ed all’altro,
            rispettivamente Leccio (Quercus ilex) e Faggio (Fagus sylvatica).
            to del substrato d’attecchimento a disposizione, le radici spesso
            non si approfondiscono in maniera sufficiente a stabilizzare l’al-
            bero in maniera efficace.
            Da ultimo, un’altra caratteristica stranamente comune alle due
            specie è appunto la possibilità dei loro semenzali di insediarsi
            sul legno morto.
            Mentre per l’Abete rosso è descritta, oltre che ben documentata,
            la facoltà di tali plantule di affrancarsi dal substrato legnoso e di
            raggiungere con le radici il terreno, resta da vedere quanti dei
            giovani Pini d’Aleppo cresciuti su un tronco marcio riusciranno
            ad affrancarsi da esso. A tale proposito è bene considerare che,
            benché i processi di decomposizione del materiale organico pre-
            sente al suolo siano in ambiente basale mediterraneo ben più
            rapidi che al limite superiore della vegetazione arborea, in que-
            st’ultimo si verifica un importante fenomeno fisico legato al pro-
            gressivo congelamento e scongelamento dell’acqua. A differenza
            di tutte le altre sostanze, l’acqua presenta la singolare caratteri-
            stica di aumentare di volume in seguito a congelamento, con il
            risultato che, trasformandosi in ghiaccio, l’acqua esercita una
            pressione che sovente spacca il “contenitore” in cui essa è collo-
            cata, qualsiasi esso sia: anfratti, cavità, legno...
            In definitiva, la frantumazione (non il progressivo degrado) del
            legno degli alberi morti a terra è forse più facile in alta montagna


                                                            SILVÆ - Anno VI n. 14 - 243
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