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I boschi e la selvicoltura nel territorio Chietino del Parco Nazionale della Majella
Faggete
Sono boschi dominati dal Faggio con sporadiche presenze di altre
latifoglie mesofile quali l’Acero montano, l’Acero riccio, l’Acero campe-
stre, il Frassino maggiore, i Tigli, il Carpino bianco, il Ciliegio, l’Olmo
montano, etc., che possono assumere caratteri dominanti in corrispon-
denza di forre. A volte sono presenti, anche in maniera abbondante, sia
il Tasso che l’Agrifoglio, mentre sui terreni più argillosi si associa il
Cerro. Al limite superiore della faggeta si rinvengono il Sorbo degli uccel-
latori, il Ginepro nano ed il Pino mugo. Al limite inferiore, o nei tratti
caratterizzati da una minore fertilità, il Faggio entra in contatto con
latifoglie submediterranee quali il Carpino nero, l’Acero opalo, l’Orniel-
lo e la Roverella.
Faggeta montana
È il tipo forestale maggiormente rappresentato, in cui il Faggio si trova
pressoché allo stato puro, occupando gran parte dell’orizzonte montano
superiore (faggete montane). La faggeta infatti è diffusa sino ai limiti della
vegetazione arborea, su suoli freschi, profondi e ricchi di scheletro, su
versanti mediamente acclivi oppure entro valloni ed in aree pianeggianti,
a diverse esposizioni, anche se in prevalenza settentrionali.
Gran parte dei boschi del Parco Nazionale della Majella è ascrivibile
a questa tipologia e rappresenta popolamenti con buone potenzialità pro-
duttive. Si tratta di formazioni forestali abbastanza stabili, in buone con-
dizioni di accrescimento, in cui il Faggio fa valere il suo potere aduggian-
te, costituendo popolamenti praticamente puri, mescolandosi solo spora-
dicamente con altre latifoglie mesofile (es. Acero di monte, Maggiocion-
dolo, Nocciolo, Sorbo montano) verso il limite inferiore del piano monta-
no e nelle radure di quota in via di colonizzazione. Nelle forre ombrose
ed umide si può consociare a specie oceaniche quali il Tasso e l’Agrifoglio.
Lo strato arbustivo è molto carente, talvolta si ritrova il Sambuco nero,
la Dafne, il Rovo ed il Mirtillo nero.
Dal punto di vista strutturale in questa tipologia si possono ritrova-
re situazioni differenti, con diversi stadi evolutivi e, soprattutto, con
diverse situazioni di passaggio da ceduo invecchiato a fustaia. Questi
soprassuoli sono stati fortemente utilizzati in passato per la produzione
di legna da ardere e di carbone, ma dagli anni settanta in poi hanno
subito sempre meno la pressione antropica, per cui si presentano oggi o
come cedui invecchiati naturalmente, oppure come soprassuoli transi-
tori derivanti da tagli di avviamento. Più raramente, nelle stazioni più
fertili ed in condizioni di ottimo fisiologico, sono presenti vere e proprie
fustaie.
SILVÆ - Anno V n. 11 - 267

