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Gas Serra: scenari futuri, variazioni del clima e modificazioni delle specie vegetali


                  così detti eccezionali. O piove poco o piove troppo e tutto insieme. La
                  riduzione delle neve e quindi il minor disgelo ed il rischio sempre mag-
                  giore di “alluvioni lampo” farà sì che i fiumi avranno un regime “impre-
                  vedibile”.
                     Le grandi perturbazioni, cioè “cicloni extra-tropicali, seguiranno
                  delle traiettorie sempre più settentrionali con conseguenti ulteriori cam-
                  biamenti della struttura dei venti e delle precipitazioni.
                     Anche l’erosione delle coste e l’innalzamento del livello del mare pro-
                  durranno gravi danni per le sorgenti e per i pozzi litoranei che tenderan-
                  no a divenire salmastri.


                  Cosa accadrà a scala regionale: in Italia

                     Le variazioni principali avverrebbero comunque sul livello dello zero
                  termico, ovvero delle nevi perenni, livello che è in media di circa 3000
                  metri sugli Appennini e di circa 2700 sulle Alpi. Con un aumento della
                  temperatura, valutabile tra un grado e mezzo e due (tanto per tenersi
                  bassi), il limite della neve perenne potrebbe salire tra i 3700 ed i 4300 sul-
                  l’Appennino e tra i 3200 ed i 3700 metri sulle Alpi.
                     Inoltre in montagna potrebbero accentuarsi le escursioni termiche,
                  ovvero la differenza tra la minima e la massima più caldo di giorno e più
                  freddo di notte.
                     Unitamente ad un’accentuazione delle escursioni termiche ci potrebbe
                  essere un aumento delle nebbie notturne e mattutine nelle vallate. Se la
                  temperatura aumentasse davvero di un paio di gradi, ci sarebbe un innal-
                  zamento della quota delle piogge tra i 2000 ed i 2600 metri. Tale aspetto
                  comporterebbe anche la riduzione di un terzo delle piogge , un vero pro-
                  blema per le nostre sorgenti.
                     Questo sarebbe il quadro riassuntivo delle conseguenze di tali cam-
                  biamenti climatici: aumento della temperatura, innalzamento del livello
                  dello zero termico, drastica riduzione della nevosità soprattutto sui ver-
                  santi meridionali delle Alpi e su quelli occidentali della catena Appenni-
                  nica dove la neve non dovrebbe più essere un fenomeno sistematico del-
                  l’inverno, ma diverrebbe un fenomeno sporadico. A 7-800 metri di altez-
                  za, la neve al suolo non dovrebbe durare molto, un paio di giorni al mas-
                  simo ed i cicli di gelo e disgelo dovrebbero aumentare di circa il 30-40 per
                  cento.

                  Si possono distinguere perciò tre fattori principali:
                  1. effetti dovuti all’aumento della CO2 nell’atmosfera.
                     Da solo l’aumento della concentrazioni dell’anidride carbonica (sti-


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