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PANORAMA INTERNAZIONALE
Internazionali” ed “Accademia per la Trasformazione del Conflitto”, al fine di
avviare e consolidare un dialogo tra parti del “Sistema Paese” con differenti
premesse ideologiche per quanto concerne le filosofie d’impiego e comuni
valori, fini ed obiettivi.
Per meglio chiarire come sia oggi maggiormente possibile, rispetto al pas-
sato, un fattivo dialogo tra persone ed organizzazioni con “culture istituzionali”
differenti, sembra utile considerare quanto segue, richiamando la cornice della
L.145/2016 che accomuna le azioni dei CCP, delle Forze armate e delle Forze
di polizia ad ordinamento civile e militare “nel rispetto dei princìpi di cui all’ar-
ticolo 11 della Costituzione, del diritto internazionale generale, del diritto inter-
nazionale dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario e del diritto
penale internazionale”.
Nel 2008(65), il Prof. Andrea Valdambrini, dell’Università di Pisa, in una
ricerca per l’UNSC - Comitato DCNAN, nel considerare le differenze tra la for-
mazione militare “tradizionale” e quella civile, registrava “una crescente neces-
sità di formazione civile da parte dell’apparato militare”, e si interrogava se il
“contenuto nonviolento (da intendere in senso ampio, cioè premesse culturali,
saperi cognitivi, metodologie, competenze relazionali) inserito in un sistema
formativo strutturalmente violento (ossia che detiene il monopolio della violen-
za legittima ed è addestrato ad utilizzarla in modo armato), possa generare una
sorta di “contaminazione alla rovescia” in grado di produrre effetti a livello
strutturale”, chiedendo quindi se “queste prime contaminazioni porteranno
cambiamenti effettivi oppure ne risulteranno assorbite, e quindi neutralizzate”.
Nel 2012, il CSMD Biagio Abrate (già citato quale membro del Comitato
DCNAN), illustrando il Comprehensive Approach (ANMD)(66), considerò come
“Nel contesto delle moderne operazioni militari, l’applicazione del concetto si
basa non soltanto sugli aspetti di carattere culturale e procedurale sopra descrit-
ti, ma soprattutto nell’accettazione reciproca delle responsabilità e dei ruoli
assegnati ai singoli attori militari e civili”, auspicando per le “entità non militari
(65) - A. VALDAMBRINI, Le attività formative civili relative a peacekeeping e peace research,
http://www.reteccp.org/biblioteca/dossier/leggiread/formative.pdf.
(66) - In “Informazioni della Difesa”, 4/2012 http://www.difesa.it/InformazioniDellaDifesa/perio-
dico/periodico_2012/Documents/R4_2012/R4_2012.pdf.
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