Page 153 - Rassegna 4-2016
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I CORPI CIVILI DI PACE NELLA PROIEZIONE ESTERNA DELL’ITALIA

      Nel contempo, la recrudescenza dei fenomeni terroristici, nel loro coin-
volgere bersagli in maniera sempre più indiscriminata, ha imposto all’attenzione
generale, ed anche degli operatori umanitari e nonviolenti, un aumentato inte-
resse a questioni legate alla sicurezza, che nei decenni passati venivano conside-
rate quali meno probabili, anche per l’effettiva mancanza di eventi che impo-
nessero protocolli di sicurezza elaborati, almeno nella maggioranza delle situa-
zioni.

      L’inserimento dei Corpi Civili di Pace tra i contributi che l’Italia può for-
nire nella sua partecipazione alle missioni internazionali, come stabilito dalla
Legge 145/2016, rende pertanto importante per il personale della difesa, ma
non solo, prendere coscienza del ruolo di tale contributo e delle potenziali rela-
zioni con questo.

      Se l’indipendenza e l’imparzialità dell’azione dei CCP è uno dei cardini per
il loro successo - non a caso si è scelto di affidarne l’organizzazione e la con-
dotta alle OSC ed ONG, in modo da rimarcarne l’indipendenza dall’azione
governativa - rimane invariata la necessità della conoscenza dei rispettivi ruoli,
al fine di assicurarne il rispetto e pertanto massimizzarne il successo.

      Al di là del contributo di intelligence (nel senso ampio) che i CCP - attra-
verso il MAECI - potranno eventualmente dare alla formazione di opportune
strategie di intervento per l’Italia e per i Paesi Alleati nella gestione e prevenzio-
ne dei conflitti, per quanto riguarda le questioni concernenti la sicurezza appare
opportuna la conoscenza dei CCP da parte del personale della difesa impiegato
nelle stesse aree d’intervento e, comunque, a vario titolo nelle rappresentanze
diplomatiche dei paesi interessati.

      Ad un livello più elevato, al di là degli sviluppi delle Proposte di Legge in
itinere, appare giustificato vedere delle relazioni tra il proposto “Istituto di
ricerca sulla Pace e il Disarmo” e la difesa, tenuto conto di quanto esposto dal
Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, alla seduta
della IV Commissione della Camera dei Deputati, il 5 agosto 2015, sulla “riva-
lutazione importante del CASD, il Centro alti studi per la difesa, quale centro
di pensiero e dottrina, non soltanto militare, ma di sicurezza in senso lato e di
scambio con gli altri Paesi”. Questo, anche considerando quanto avviene in
Germania tra i citati, al paragrafo 2, “Centro per le Operazioni di Pace

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