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i carabinieri del 1945 - LA LIBErAzIOnE
3. L’imprevisto e positivo epilogo, giunto a seguito di ulteriori imprevisti
il destino impedì a Mallaby di mantenere l’impegno preso, anche se quanto
da lui attivato si concretizzò con rapida resa dei tedeschi, che evitò all’italia setten-
trionale le ulteriori distruzioni ordinate dai vertici tedeschi.
L’agente inglese era riuscito a scampare le conseguenze della sua cattura da
parte delle Brigate nere e a stabilire prof cua interlocuzione con i vertici della rSi
e delle SS, ma non aveva messo nel conto la sciatteria dei suoi colleghi della segretis-
sima organizzazione, che avevano organizzato e dovevano gestire la sua missione.
e così, nel primo giorno di quel marzo 1945, dick Mallaby, invece di rientrare
clandestinamente in Svizzera (come ben avrebbe potuto), si presentò f duciosa-
mente alla frontiera svizzera di chiasso, come Bernardo francini (falsa identità,
convenuta in precedenza con gli incaricati dei servizi svizzeri, attraverso uno dei
principali raggruppamenti della resistenza italiana: l’organizzazione franchi capeg-
giata da edgardo Sogno), scoprendo, purtroppo, che chi doveva metterlo in condi-
zioni di agire senza problemi non fosse stato all’altezza della situazione.
La polizia di frontiera svizzera, infatti, non era stata informata.
Gli addetti subodorando il fatto che la persona presentatasi non fosse un sem-
plice clandestino, diligentemente contattarono anche i loro referenti presso i servizi
informativi, ma non ci fu niente da fare: Mallaby venne arrestato per la seconda
volta in pochi giorni.
L’agente inglese si trovava in una situazione realmente frustrante: aveva salva-
to la pelle, era al sicuro vicino alla sua base, aveva notizie sensazionali e di enorme
rilevanza strategico - operativa da riferire con la massima urgenza, ma non aveva
possibilità di comunicare.
Mallaby solo dopo una settimana riuscì a far pervenire di nascosto un messag-
gio a Jock Mc caf ery, responsabile del Soe in Svizzera e, quando f nalmente riuscì
a tornare alla base di Berna, preoccupato per non esser riuscito a relazionare sulle
evoluzioni della sua missione era già l’11 marzo.
L’agente speciale inglese riuscì solo ad apprendere che la trattativa con Wolf
ormai avesse preso forma, ma fosse in mano agli statunitensi.
infatti, la frottola raccontata da Mallaby, prima agli italiani, poi ai tedeschi e
inf ne al generale Wolf , aveva agito quale detonatore delle non ancora f nalizzate e
non suf cientemente strutturate volontà di buona parte dei vertici tedeschi in italia
di procedere - senza il consenso di Hitler e Himmler - a trattative con gli Alleati per
porre f ne alle ostilità nella penisola. e, a seguito dell’incontro con dick Mallaby,
Karl Wolf , dopo i precedenti sondaggi, si era determinato a procedere.
e ciò sfociò f nalmente nella resa f rmata a caserta il 29 aprile 1945.
Ma prima, il 3 marzo 1945 (non casualmente tre giorni dopo il colloquio
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