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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




                  i motivi per cui impieghiamo questi modelli sono diversi: ci servono per
             porre un ordine, dare un signiQcato, giustiQcare una azione, fornire un modello
             di comportamento.
                  difficile dire quanto siano interiorizzati questi stereotipi, possiamo però
             affermare che spesso si riverberano sulla fase applicativa del diritto, alimentan-
             do l’insidioso fenomeno della “vittimizzazione secondaria”, ovvero la lesione
             dei diritti della persona che deriva, non dal fatto criminoso e dal suo autore
             “vittimizzazione primaria”, ma dal contatto di questa con le istituzioni giudi-
             ziarie che dovrebbero tutelarla (polizia, magistrati, consulenti, avvocati), oppu-
             re dal contesto sociale (giornali e altri media, social network, ambienti lavorati-
             vo-scolastici) che isola e colpevolizza chi subisce determinati reati nella convin-
             zione che abbia in qualche modo dato causa al delitto e, dunque, ne sia in parte
             responsabile.
                  gli stereotipi riescono ad attraversare le varie epoche storiche e ad ispirare
             l’immaginario di colui che le narra. la narrazione serve per tramandare e fortiQ-
             care questi modelli.
                  si narra attraverso i racconti epici, la poesia ed utilizzando anche forme
             rappresentative artistiche quali la pittura, la scultura, la recitazione e la musica.
                  l’arte viene strumentalizzata dalle classi dominanti di atene e roma per
             difendere l’ordinata suddivisione in famiglie della società, anche se venga dichia-
             rato l’interesse di tutelare la fedeltà coniugale.
                  Questo lavoro si focalizzerà sull’evoluzione della qualiQcazione del delitto
             di  stupro,  cercando  di  contestualizzarlo  storicamente,  considerando  altresì  la
             condizione sociale della donna.
                  proprio perché la storia si basa sul mito, è dall’epos greco che occorre ini-
             ziare.
                  lo stupro è tra i topoi in assoluto più ricorrenti della mitologia classica, pur-
             troppo il modello iconograQco dell’epoca ellenica rappresenta spesso scene di
             violenza contro le donne con occhi compiacenti e tale modello è stato “normaliz-
             zato” e accettato come un linguaggio Qgurativo naturale.
                  la vulnerabilità del corpo femminile viene ritratta in un susseguirsi di inse-
             guimenti amorosi, ratti di giovani vergini, vere e proprie violenze carnali, senza
             distinzione alcuna per la natura - divina, mortale o semi-mortale - degli autori o
             delle vittime delle violenze.
                  lo stesso zeus, capostipite della civiltà greca, si è reso protagonista di nume-
             rosi stupri ingravidanti, come nei casi di europa  (fig. 1), egina  (fig. 2), elettra ,
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             2  europa era la Qglia di agenore, re di tiro, un’antica ed importante città fenicia. il re degli dei,

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