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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



             diede avvio al più complesso ed articolato processo di ricerca e riconoscimento
             di ogni singola vittima mai compiuto nella storia del nostro Paese, ponendosi
             in antitesi con la consuetudine del passato secondo cui, a generale ricordo di
             tutti i Caduti rimasti anonimi, si procedeva all’edificazione di un singolo monu-
             mento precludendo la possibilità di rendere degna sepoltura a ciascuna vittima.
                  La  Commissione,  presieduta  dal  principe  Doria  Pamphili  sindaco  di
             Roma, era composta da un Comitato esecutivo per l’esumazione e l’identifica-
             zione delle vittime con a capo il professore Attilio Ascarelli, anatomopatologo
             dell’Università di Roma ed amico personale del Papa Pio XII. Fu un’attività
             lunga, complicata e umanamente ai limiti della tolleranza come si evince dalle
             parole dello stesso Ascarelli: “Inoltrandosi all’interno delle lugubri gallerie un
             senso di freddo invadeva il visitatore oppresso altresì da un fetore ammorbante
             al quale era difficile resistere. Non vi è chi sia entrato per una volta in quel luogo
             di tristezza e di martirio che non ne abbia riportato un senso indimenticabile di
             orrore, un senso di pietà per le vittime, di esecrazione per gli uccisori. I com-
             ponenti della commissione ne rimasero atterriti!” .
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                  Il  professore  Ascarelli  e  i  suoi  colleghi,  con  la  collaborazione  dei
             Carabinieri Reali, della Scuola Scientifica della Polizia e dei Vigili del Fuoco di
             Roma (che eseguirono i lavori di sterro ed escavazione necessari per districare
             i corpi ammassati), il 27 luglio 1944 iniziarono le operazioni di identificazione
             delle  335  salme.  Ad  ogni  corpo  pazientemente  ricomposto  (unitamente  agli
             oggetti rinvenuti), fu associato un numero progressivo che ancora oggi contras-
             segna i sacelli e, con grande meticolosità, fu registrato ogni dato antropometri-
             co, dettaglio anatomico, lesione riscontrata e qualsiasi altro particolare deduci-
             bile dall’esame dei corpi. Tutti i dati raccolti furono poi raffrontati con le infor-
             mazioni contenute nei moduli compilati dai familiari delle vittime, ai quali era
             mostrato qualsiasi oggetto personale, indumento, carta o documento recuperati
             dai corpi esumati. Una volta accertata l’identità dei corpi, prima di disporre le
             salme nelle casse in legno, gli operatori compilavano i verbali di esumazione e
             identificazione.
                  Il  lavoro  certosino  della  Commissione  terminò,  nel  mese  di  novembre
             dello stesso anno, portando all’identificazione certa di 323 corpi mentre dodici
             vittime rimasero ignote.

             2.  Le operazioni di Disaster Victim Identification (DVI)
                  Le  attività  compiute  della  “Commissione  Cave  Ardeatine”  oggi  sono
             internazionalmente definite Disaster Victim Identification (DVI).
             2    Pio Cerocchi, Quando il dolore sembra non passare mai, in Obiettivo sicurezza, 2010, pp. 32-36.

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