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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  I bombardamenti alleati e le successive vicende dell’8 settembre comporta-
             rono anche numerose fughe dalle carceri.
                  Così a Catanzaro, a seguito dei bombardamenti del 27-28 agosto, fuggirono
             344 detenuti dal carcere giudiziario (probabilmente quello nel centralissimo com-
             plesso del S. Giovanni) dopo aver rotto i cancelli ed usato violenza al personale. L’Arma
             locale si adoperò per la ricattura di gran parte dei detenuti . Lo stesso 8 settem-
                                                                   (8)
             bre, tentativo di fuga di 142 detenuti dalle carceri di Vibo Valentia che, già provati
             dalla carenza di generi alimentari, colpiti nei giorni precedenti dai bombardamen-
             ti, tentarono una rivolta e la fuga. Fu solo grazie al provvidenziale intervento di
             due  soli  Carabinieri  (il  vice  brigadiere  Angelo  Panza  e  il  carabiniere  Luigi
             Calcullo) e solo dopo un nutrito conflitto a fuoco (tre morti e otto feriti tra i dete-
             nuti) che il tumulto ebbe termine.
                  La mancanza di generi alimentari, in primis il pane, colpì fortemente la
             Calabria, specialmente a partire dal 1943. Fu un problema dovuto, essenzial-
             mente, alle difficoltà logistiche che impedivano, per l’interruzione del traffico
             ferroviario e la sempre maggiore deficienza di mezzi e - soprattutto - carburan-
             te, il trasporto dei generi di prima necessità nei vari paesi. La situazione era tal-
             mente critica che, a quanto sembra, qualche paese era rimasto senza pane anche per
             dieci giorni e più. Una situazione certamente insostenibile, che portò i Carabinieri
             ad inventarsi panettieri  o ad effettuare, su direttiva esplicita del colonnello
                                   (9)
             Dibilio, richieste di generi alimentari (o vere e proprie requisizioni) ai produtto-
             ri, per distribuire quanto raccolto alla popolazione. Così, ad esempio, il 15 ago-
             sto quando il maresciallo maggiore Emilio Corona, subito dopo un bombarda-
             mento che aveva colpito lo scalo ferroviario di Vibo Valentia marina, si era reca-
             to sul posto con un autocarro per riuscire a salvare e raccogliere della farina
             custodita in vagoni ferroviari colpiti dalle bombe alleate. Purtroppo, durante le
             operazioni, un palo dell’illuminazione pubblica, evidentemente già in stato pre-
             cario, venne giù colpendolo e uccidendolo sul colpo .
                                                               (10)
                  Fu l’arrivo delle truppe alleate e la notizia dell’armistizio che fecero da deto-
             natore rispetto ad una società già povera, colpita fortemente dalle difficoltà e
             dall’ulteriore impoverimento bellico, acuita dalle difficoltà di approvvigionamen-
             to di generi alimentari. Furono numerose le proteste e i tumulti dove a istanze
             legate alla sopravvivenza, si legarono inimicizie personali e lotte politico-sociali .
                                                                                      (11)
             (8)   ASAC, AS, Fondo Museo Storico, b. 479, Relazione cit.
             (9)   Ibidem.
             (10)  Ibidem.
             (11)  Per approfondimenti a riguardo sulla situazione sociale e politica del periodo si possono
                  vedere Giuseppe Masi, L’estate del ’43 in Calabria tra storia e memoria, in Giornale di Storia contem-
                  poranea, n. 1-2, Cosenza, Luigi Pellegrini editore, 2013, pp. 85 - 117; Pantaleone Sergi, La

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