Page 125 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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ARMA COMBATTENTE.
                                  I CARABINIERI REALI NELLA DIFESA DI ROMA




                    Dunque, sebbene questo contributo voglia far conoscere il ruolo che i
               Carabinieri, della Legione Allievi e della Legione Territoriale di Roma ebbero in
               quelle drammatiche giornate tra l’8 e il 10 settembre 1943, ci sembra importante
               ricordare almeno tre aspetti:
                      si trattò di una lotta decisa, forte, coraggiosa e condotta per lo più senza
               i mezzi necessari e ancor meno senza il coordinamento che gli alti comandi
               militari avrebbero dovuto esercitare in una situazione che consentiva ampi mar-
               gini di azione;
                      la guerra iniziata in quelle ore fu davvero una guerra di Resistenza e di
               Liberazione che vide tutti gli italiani (e talvolta non solo italiani), di tutti gli orien-
               tamenti politici prendere le armi insieme ai militari per la difesa del proprio Paese;
                      l’episodio di Roma rappresenta forse l’archetipo della difesa del territo-
               rio perché in questo caso difesa della capitale del regno, ma ciò non toglie alcun
               riconoscimento alle tantissime azioni, a quegli altri e tanti episodi in cui militari
               italiani si difesero dall’aggressione di un nemico che si dimostrò sempre feroce
               e giammai rispettoso degli usi e dei costumi di guerra.
                    In merito alle reali possibilità di contrastare il nemico tedesco, lo stesso
               Dollmann così si espresse: “Le sei divisioni italiane a disposizione del generale
               Carboni rappresentavano una entità di gran lunga superiore alle forze su cui
               poteva contare nei primi giorni Kesselring. La divisione paracadutisti - dislocata
               a Pratica di mare - non aveva piú di ottomila uomini, senza carri armati e senza
               artiglieria pesante.
                    La divisione granatieri del generale Graeser (pressi di Lago di Bracciano)
               disponeva di circa ottomila uomini; alcuni reparti erano ancora in via di trasfe-
               rimento. Non era una divisione corazzata, ma disponeva semplicemente di un
               distaccamento corazzato di esplorazione (una trentina di mezzi circa). A tali
               forze si potevano aggiungere: piccoli distaccamenti (presidi di varie località), il
               presidio  del  Quartier  generale  e  gli  uomini  a  disposizione  di  Kappler  e  di
               Skorzeny (non oltre duecento uomini). Ma mentre le truppe germaniche pote-
               vano vantare una disciplina ed inquadramento perfetti, ed ogni uomo era ani-
               mato dal desiderio di tutto osare contro i “traditori italiani”, le truppe italiane
               (eccezion  fatta  di  talune  unità  il  cui  comportamento  fu  brillante:  granatieri,
               Carabinieri)  rappresentavano  una  massa  disordinata,  alla  quale  mancava  una
               fede e che, soprattutto, non disponeva di un capo. Ad un Kesselring (popola-
               rissima figura di soldato, che tutti ammiravano) gli italiani non potevano oppor-
               re che un generale Carboni” .
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               (29)  Così Eugene Dollmann come riportato in Renzo De Felice, Mussolini l’alleato. 1943-1945 II.
                    La guerra civile, Torino, Einaudi, 1998, p. 85.

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