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LIBRI



               Sono, infatti, ben tre le personalità provenienti da questa regione che hanno
             proclamato e diffuso per tutta la nazione il loro insegnamento in materia; precisa-
             mente  sono:  Oronzo  Quarta,  Antonio  De  Viti  De  Marco  e  Achille  Donato
             Giannini.
               Il primo nasce a Copertino nel 1840 nel profondo sud della penisola, quando
             quella terra faceva ancora parte del Regno delle Due Sicilie. Diventato magistrato,
             svolge le sue funzioni nelle varie sedi della Puglia, tra cui Lucera, e dell’Abruzzo;
             trasferitosi a Roma, raggiunse la qualifica apicale della carriera con la massima a
             Primo presidente della Cassazione.
               Quarta è un giurista poliedrico: è esperto di diritto civile, penale, amministrativo
             e si interessa anche di diritto minorile per il quale prepara un apposito codice per
             minorenni.
               Per  i  suoi  meriti,  Vittorio  Emanuele  III  lo  nomina  senatore  del  Regno.
             Il motivo per il quale viene collocato nel saggio in argomento va ravvisato nel fatto
             che Quarta si è interessato anche di imposte. Allorchè, invece, viene istituita l’im-
             posta sui redditi di ricchezza mobile (proposta originariamente da Quintino Sella,
             ma approvata successivamente quando era Ministro delle finanze Minghetti), emer-
             se la necessità di specifici chiarimenti per la sua opportuna applicazione; a tanto
             provvide Quarto con il suo “commento” pubblicato dapprima unitamente a Paolo
             Clementini e solo con il suo nome nelle successive edizioni. Il suo lavoro è davvero
             pregevole per la sistematicità della esposizione e la ricca casistica indicata che ren-
             devano più agevole la concreta applicazione del nuovo balzello.
               Importante  è la sua definizione del reddito da assoggettare all’ imposta che
             viene ricordata in tutti i libri che si sono occupati della materia e che ancora oggi
             costituisce il punto di partenza per ogni ricerca al riguardo.
               Anche Antonio De Viti De Marco è nato nella generosa terra del Salento, pre-
             cisamente a Lecce nel 1858, grande economista e noto politico (tra l’altro è stato
             Consigliere  di  Giolitti),  in  Parlamento  ha  sempre  difeso  gli  interessi  del
             Mezzogiorno. Sostenitore del libero scambio ha scritto opere importanti quali: Il
             carattere teorico dell’economia finanziaria, I primi principi dell’economia finanzia-
             ria, La finanza teoretica, Moneta e prezzi. De Viti De Marco parla correttamente
             l’inglese e con questa lingua aveva frequente corrispondenza con gli studiosi di altri
             Paesi. Alquanto fruttuosa è stata, tra l’altro, la relazione con il deputato inglese, al
             quale si deve la promozione e l’approvazione del sistema sanitario di quel Paese. Si
             ritiene, infatti, che sia stato il pensiero di De Viti De Marco ad orientarlo e influen-
             zarlo in tal senso, sostenendo il principio secondo cui ogni cittadino a prescindere
             dal suo livello economico e sociale, ha diritto a ricevere dallo Stato idonea assisten-
             za dalla nascita alla fine dei suoi giorni; ed è, poi, lo stesso modello che ha trovato
             applicazione anche nel nostro ordinamento. Emerge, quindi, che talora sono i prin-
             cipi affermati e sostenuti dall’Italia ad essere esportati e recepiti in altri Stati.
               Un altro pugliese è Achille Donato Giannini, nato nel 1888 a Foggia dove ha
             compiuto anche gli studi di secondo grado; laureatosi in giurisprudenza presso
             l’Università degli Studi di Napoli, torna nei luoghi natii quando vince il concorso
             in magistratura ed esercita le sue funzioni nella vicina Lucera. Successivamente,
             transita nei ruoli dell’Avvocatura erariale (come era allora chiamata l’Avvocatura
             dello Stato) e, poi, si dedica alla libera professione; ma non tralascia l’insegnamento

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