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LIBRI
Il lettore sin da principio è posto in condizione di scorgere il fil rouge che si dipa-
na lungo l’intero lavoro; è la rilettura - ma in realtà la riscrittura - dei ben noti capi-
toli del diritto penale prevenzionistico alla luce delle più aggiornate concezioni
della teoria della colpa. Né poteva essere diversamente, dal momento che l’Autore
è uno dei principali protagonisti di quel pensiero giurisprudenziale che a partire dai
primi anni di questo secolo, dentro le disadorne aule della Quarta sezione penale
della Corte di cassazione, ha intrapreso la ‘costituzionalizzazione’ dell’illecito col-
poso, perseguito attraverso un costante dialogo con la migliore dottrina.
Questo particolare punto di osservazione e la assoluta padronanza, con la quale
l’Autore si confronta con i pilastri del diritto penale ‘generale’, rendono nuova e
palpitante la trattazione di temi usualmente arati. Leggendo delle figure che vanno
a comporre il reticolo dei garanti, della gestione del rischio nel contesto di lavoro,
dell’articolazione degli strumenti normativi posti a disposizione da una legislazione
rinnovata ben più profondamente di quanto non dica la cronologia delle novelle e
delle addizioni, si è introdotti nei luoghi più avventurosi della nostra disciplina: il
reato colposo di evento, il reato omissivo improprio, la cooperazione colposa, la
causalità giuridica, l’epistemologia giudiziaria, la colpa di organizzazione. Un itine-
rario sulle creste del diritto penale moderno, che a volte incute timore, sempre
avvince e sollecita profusione di energie.
Ma cadrebbe in errore chi immaginasse un lavoro di taglio puramente teorico.
Il procedere della esposizione raggiunge tutti i luoghi del sistema prevenzionistico
(soggetti, misure, struttura tripartita, strumenti di degradazione dell’illecito concre-
to, responsabilità superindividuale) e nel farlo presenta tutti i più recenti orienta-
menti giurisprudenziali formatisi a proposito dei tanti snodi essenziali del diritto
penale della sicurezza del lavoro (ricche e aggiornate sono le citazioni delle pronun-
ce del giudice di legittimità). Particolarmente acuta è l’attenzione nella messa a
fuoco delle sottostanti fattispecie concrete, indispensabile antidoto ad una lettura
estraniata dei principi. Ecco allora che temi sovente trattati facendo a ricorso a for-
mule che si ripetono stancamente - e penso, ad esempio, alla cosiddetta interruzio-
ne del nesso causale - vengono affrontati ricercando nelle concrete vicende il segno
della persuasività e della coerenza delle soluzioni teoriche.
La trattazione è anche scandita dalla evocazione di leading cases (Ilva, Eternit,
Portomarghera, Thyssenkrupp, nomi che bastano a suggerire tragici eventi e com-
plesse vicende giudiziarie, tra le quali spiccano i processi per malattie asbesto deri-
vate), presentati per la loro capacità di sollecitare nuovi interrogativi e talvolta
nuove risposte. Come la teoria del rischio quale chiave di soluzione dell’annoso
problema della ‘causa da sola sufficiente’ a determinare l’evento; o la reinterpreta-
zione in chiave metodologica dell’antico brocardo iudex peritus peritorum. Tappe di
una riflessione che è destinata a rinnovarsi costantemente perché il cardine sul
quale tutto ruota è il rischio e la gestione dei rischi. Entità cangiante, il rischio, per-
ché l’antico si presenta sovente in forme nuove, perché siamo sempre più esposti
a rischi non già censiti. Come ben dimostra anche la coeva pandemia, le cui impli-
cazioni nel settore della sicurezza del lavoro l’Autore analizza chiarendone le rela-
zioni con il consueto quadro di principi.
Non si può tacere, per quanti non ne siano ancora informati, che Rocco Blaiotta
è l’estensore, tra le altre, di due tra le più importanti sentenze dell’ultimo decennio:
la sentenza Cozzini, che ha aperto nuovi orizzonti al giudice alle prese con la prova
specialistica e praterie alla riflessione giuridica; la sentenza delle Sezioni Unite in
quello che è noto come il ‘caso Thyssenkrupp’, la cui ampiezza di contenuti è anco-
ra in cerca di un compiuto censimento.
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