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LIBRI



                                                          Rocco Blaiotta

                                          DIRITTO PENALE E SICUREZZA DEL LAVORO
                                          Giappichelli Editore, 2020, pagine 357, euro 36,00

                                         Uno studioso, nei primi del Novecento, scriveva: “è
                                      dolorosa necessità riconoscere che il lavoro, per quanto cauta-
                                      mente e prudentemente condotto, ha le sue vittime fatali, presen-
                                      ta un numero ed una gravità per così dire irriducibile di infor-
                                      tuni, che nessun regolamento può impedire” . Si crederebbe
                                                                         (1)
                                      un pensiero vetusto, che radicato in un mondo som-
                                      merso dall’oscurità del tempo remoto, è sparito con
                                      esso. Con ogni probabilità non è così. Nel 2008 un’in-
                                      dagine  del  Consorzio  universitario  per  l’Ingegneria
                                      nelle Assicurazioni ha svelato che in un campione di
                                      quattrocento responsabili aziendali in tema di sicurez-
             za in imprese operanti nel settore chimico, edilizio, manifatturiero e metallurgico,
             l’opinione prevalente è che l’infortunio è per lo più dovuto ad errore umano non
             evitabile.
               Il diritto penale della sicurezza del lavoro è stato a lungo una remota e trascurata
             provincia del diritto criminale. Inutile in questa sede interrogarsi sulle ragioni, cer-
             tamente plurali e complesse. Inutile perché intanto molto è cambiato e il settore
             confinato nelle propaggini ha conquistato il centro della galassia penale.
               Credo che all’origine di questa felice evoluzione vi sia un’altra storia di ‘succes-
             so’. Della quale è protagonista la colpa penale. Da un canto il progresso tecnolo-
             gico  e  scientifico  e  la  globalizzazione  hanno  reso  immanente  e  ubiquitario  il
             rischio; se, come è stato scritto, esso costituisce un fattore di stress per le istituzioni
             del diritto (e non solo) è anche vero che è divenuto un imprescindibile oggetto di
             studio e di regolamentazione. Il concetto di rischio rimanda immediatamente alle
             cautele; e le cautele alla colpa. Dall’altro, la teoria normativa della colpevolezza ha
             definitivamente sottratto proprio la colpa al ruolo ancillare al quale era stata rele-
             gata dall’essere concepita come sorella minore del dolo. L’autonomia guadagnata e
             la struttura principalmente valutativa ha fatto della colpa penale un formidabile
             laboratorio,  nel  quale  i  giuristi,  novelli  alchimisti,  si  esercitano  nel  tentativo  di
             dominare gli spiriti animali che il concetto di rischio sprigiona nel recinto del ter-
             ribile diritto. Un laboratorio nel quale i fatti mettono continuamente alla prova le
             teorie e queste evolvono secondando le sensibilità che vanno imponendosi.
               E chi più del mondo del lavoro offre di simili propellenti? Ed infatti, gli studi
             hanno guardato con sempre maggiore interesse ai diversi settori nei quali si mani-
             festa l’illecito colposo, tanto caratterizzanti da far intravedere l’utilità di approfon-
             dire le differenze correnti tra la colpa sanitaria, la colpa da circolazione stradale e,
             per prima e soprattutto, la colpa da rischio lavorativo.
               Ne è risultato un rapporto osmotico tra teoria generale e diritto penale della
             sicurezza, che ormai si intrecciano indissolubilmente.
               Il volume che dobbiamo a Rocco Blaiotta segnala questo connubio sin dal tito-
             lo. ‘Diritto penale e sicurezza del lavoro’ mette in evidenza proprio la diretta,  pro-
             fonda connessione ormai stabilitasi tra il diritto penale e l’ontologico contesto di
             rischio rappresentato dall’ambiente di lavoro.

             (1)  AGNELLI, Commento alla legge sugli infortuni del lavoro, C.E. Libraria, Milano 1903, pag. XIV.

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