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LIBRI



                                                           Rita dalla Chiesa
                                                      IL MIO VALZER CON PAPÀ.
                                         UN RITRATTO FAMIGLIARE DEL GENERALE DALLA CHIESA
                                              Rai Libri editore, 2020, pagine 200, euro 16,00

                                            “Ho  vissuto  spostandomi  continuamente  attraverso  l’Italia
                                         intera, da Nord a Sud, ma questo mi ha anche insegnato a con-
                                         siderare  l’Arma  dei  Carabinieri  come  l’unica  vera  casa  che
                                         avremmo mai avuto. Il punto fermo della nostra vita familiare”.
                                            Questa  frase  che  Rita  dalla  Chiesa  scrive  nel  suo
                                         nuovo libro “Il mio valzer con papà”, per le edizioni
                                         Rai Libri, raccoglie il senso profondo che impregna il
                                         suo racconto, che in qualche modo è in realtà non solo
                                         la  storia  privata  sua  e  di  un  grande  Carabiniere,  ma
                                         anche  la  storia  della  vita  di  una  famiglia  tipo  dei
               Carabinieri. La giornalista in queste pagine ha voluto raccontare le vicende familiari
               e il suo rapporto personale con il suo grande genitore, martire per mano della
               mafia, il Generale C.A. Carlo Alberto dalla Chiesa. Ma in qualche modo ha descrit-
               to il modello universale di quella che è la vita quotidiana di un militare dell’Arma.
               Ed è forse anche per questo che l’autrice ha confidato: “Tutta la vita con papà è stata
               un valzer. Ho scritto questo libro perché ho voluto che tutti i proventi fossero interamente destinati
               agli orfani dei Carabinieri tramite l’ONAOMAC”.
                  Per scelta si è voluta concentrare sugli anni meno noti al grande pubblico, in
               particolare quelli della lotta al terrorismo delle Brigate Rosse, terminando il suo
               racconto nell’agosto 1982, in occasione delle ultime vacanze di famiglia, tralascian-
               do la tragica e più nota storia di quei terribili cento giorni da Prefetto a Palermo,
               culminati il 3 settembre con l’agguato mortale in cui il Generale perse la vita insie-
               me  alla  giovane  seconda  moglie  Emanuela  Setti-Carraro  e  all’agente  di  scorta,
               Domenico Russo. Ma nonostante l’autrice abbia voluto rifuggire dagli aspetti pub-
               blici ed eroici del padre, in realtà forse inconsapevolmente ha finito con il renderlo
               ulteriormente un soggetto esemplare che può racchiudere nella sua esperienza la
               sintesi della vita nell’Arma e diventare modello anche in questo, anche nella dimen-
               sione privata.
                  Il Generale dalla Chiesa infatti emerge come un ufficiale che vive profondamen-
               te la sua “Carabinierità” anche nella vita domestica e familiare, condividendo pro-
               blematiche,  sfide  e  aspetti  positivi  che  ogni  appartenente  all’Arma  si  trova  ad
               affrontare nella sua vita e nella sua carriera, così come i suoi familiari si sono dovuti
               confrontare (anche drammaticamente, in questo caso) con gli onori e gli oneri che
               pesano  su  tutti  coloro  che  hanno  un  genitore  o  un  coniuge  arruolato  sotto  la
               Fiamma. Tanto che la figlia del Generale rivela un dalla Chiesa che con la moglie
               sta attento ai conti, si preoccupa di conciliare gli orari, segue i compiti dei figli, fa
               l’albero di Natale alla vigilia, perché ci tiene ma prima non aveva il tempo necessa-
               rio. E soprattutto deve fare i conti con i figli che non vogliono ogni volta trovarsi
               a lasciare gli amici, il loro mondo, per non parlare delle frequentazioni e degli inna-
               moramenti.
                  “Costretti a dover salutare a ogni trasferimento le persone a cui si era più legati - scrive Rita
               dalla Chiesa, interpretando sentimenti universalmente provati dai Carabinieri - era
               come se fossimo parte di una grande famiglia, che si rinnovava, con facce nuove, in qualsiasi parte
               d’Italia”.

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