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LIBRI



               Fino poi a raccontare dei nipoti, che generano dei sentimenti del tutto partico-
             lari nei nonni, anche se sono Generali dei Carabinieri: “Mi ritrovai davanti a un papà
             che, da nonno, quasi non riconoscevo. Se un tempo aveva educato perfino i nostri cani a non sal-
             targli addosso per non rischiare di sporcargli la divisa, ora Giulia non aveva nessun confine”.
               Ma intanto una vita sempre all’erta, sempre pronta al servizio, per la quale le
             mura di casa - spesso all’interno della caserma - non rappresentano una separazio-
             ne netta fra la vita familiare e quanto può accadere fuori: “Quelle rare volte che era a
             casa - narra del padre la giornalista - rimaneva sempre vestito con i pantaloni della divisa.
             Ci metteva sopra un gilet, blu o beige, così se lo avessero chiamato per un’emergenza lui in un
             attimo si sarebbe tolto il gilet, infilato la giacca, e sarebbe stato pronto per uscire con i suoi
             Carabinieri”. Come forse successe nel 1968 in Sicilia, con il devastante terremoto
             del Belice. Ricorda Rita dalla Chiesa: “La mattina mio padre è già in viaggio verso quelle
             terre devastate, seguito da una colonna di camion dei Carabinieri. La popolazione ha bisogno di
             aiuto e loro sono in prima fila”.
               Ma oltre alla natura i veri avversari del Generale dalla Chiesa furono altri. La
             figlia Rita ricorda brevemente il periodo di comando a Palermo, mentre più da vici-
             no si sofferma sugli anni torinesi, con l’impegno contro le Brigate Rosse: “Papà
             aveva ora di fronte a sé un nuovo avversario, reso ancora più pericoloso dal fatto che una certa
             parte della cultura del Paese considerasse il fenomeno del terrorismo interessante. Da tenere d’oc-
             chio, ma con il fascino di una nuova rivoluzione”. Fu in quel periodo che il Generale dalla
             Chiesa diede vita al Nucleo Speciale Antiterrorismo, uno dei suoi tanti importanti
             contributi alle tecniche di indagine e di contrasto nei confronti delle grandi realtà
             nemiche delle istituzioni, che però poi nel 1976 venne sciolto dalle autorità. Allo
             stesso tempo lui e di conseguenza i suoi familiari erano diventati dei bersagli, e così
             ancora  una  volta  per  il  Carabiniere  vita  privata  e  servizio  si  intrecciano,  anche
             drammaticamente. Una vita difficile, fatta anche di critiche ingiuste e ingiustificate.
             “Per lui non esisteva il potere, ma solo il dovere”. E di dolori: nel febbraio 1978 l’amata
             moglie Dora morì, non sotto i colpi di armi da fuoco, ma tutti sapevano che era
             stato lo stress di quella situazione insostenibile a farle cedere il cuore. Il momento
             più  duro  della  vita  del  Generale.  Eppure  non  si  fermò,  non  si  tirò  indietro.
             Commenta la figlia Rita qualche pagina più avanti: “Penso a quanto amo un papà che è
             sempre stato dalla parte della giustizia. Che sta combattendo una battaglia per difendere lo Stato
             e i cittadini. Che mette a rischio la sua vita per proteggere noi tutti. Anche quelli che gli danno
             del  fascista.  Anche  gli  intellettuali  vergognosamente  schierati  dalla  parte  dei  terroristi”.  Un
             uomo che non ha mai perso la sua umanità - forse anche proprio in virtù dei legami
             mai allentati con la sua vita familiare - e grazie a questo suo modo di essere finì per
             conquistare la fiducia anche di alcuni di quelli che lo volevano uccidere, tanto che
             instaurò un rapporto di stima e quasi amicizia con Patrizio Peci fino a condurlo ad
             essere il primo pentito delle Brigate Rosse.
               Di questo parla il libro, e anche di lotta alla mafia, di rapporti politici, di colla-
             teralismo della società. Ma parla soprattutto della vita familiare di un Ufficiale dei
             Carabinieri,  di  quello  specialissimo  Ufficiale  dei  Carabinieri  che  però  assurge  a
             modello di ogni Ufficiale dei Carabinieri e della vita familiare di ogni appartenente
             all’Arma. “La foto di quel valzer con papà, per me, rappresenta tante cose. Soprattutto una
             spensieratezza che non era certo la nostra compagna di vita. Ma anche il forte amore che c’era
             nella nostra famiglia”, scrive l’autrice spiegando la scelta del titolo. “Papà ha vissuto pub-
             blico e privato in maniera compatta, i Carabinieri erano suoi figli e ai suoi figli insegnava gli stessi
             valori che richiedeva ai suoi Carabinieri”, ha ricordato Simona dalla Chiesa in occasione
             del centenario della nascita del padre celebrata a Roma presso la Scuola Ufficiali
             Carabinieri.

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