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LIBRI



               L’impegno a realizzare un testo con un ampio orizzonte si è concretizzato con
             la proposizione anche delle azioni di altri comparti della Difesa, come le attività di
             counter-intelligence della Marina che raggiunsero l’apice del successo nel cosiddetto
             “Colpo di Zurigo” (Capitano di Fregata Claudio Rizza); parimenti le suggestive
             operazioni dell’aviazione (Generale Ispettore Capo Basilio Di Martino), l’impegno
             internazionale del nostro Paese durante il conflitto (Dott.ssa Federica Onelli), fino
             alle vicende di singoli personaggi chiamati a ruoli particolari, come il Colonnello
             Antonio Vannugli, qui ricordato, uno per tutti, che durante il conflitto divenne
             Direttore del campo di prigionia dell’Asinara.
               La ricerca storica per l’allestimento di questo vasto lavoro monografico ha percor-
             so dunque sentieri diversi che non possiamo esimerci dal segnalare, almeno nei “tito-
             li” per motivi di spazio, e così facciamo a partire dai contributi dedicati alla fotografia
             nella Grande guerra (Dottor Emanuele Martinez), quelli dedicati all’arte e alla poesia
             (Professor  Vittorio  Maria  De  Bonis)  e,  ancora,  le  pagine  attinenti  al  ruolo  della
             Diocesi castrense e del sostegno ai militari e alle loro famiglie (1° Luogotenente
             Rodolfo Parente), quelle dedicate ai Carabinieri ebrei (Dottor Giovanni Cecini) e alla
             tutela dei caduti e dei luoghi di sepoltura (Tenente Colonnello Roberto Giannola).
               Come è facile rilevare, l’osservazione della partecipazione dei Carabinieri duran-
             te il conflitto e negli anni successivi avviene da prospettive piuttosto peculiari, sicu-
             ramente utili a stimolare la curiosità dei lettori, a sollecitare riflessioni e consentire
             nuove conoscenze legate ad uno dei periodi più complessi della storia nazionale.
               Una densa raccolta di documenti fa da corredo al lavoro svolto che non manca
             perfino di una trattazione delle armi impiegate, al ruolo delle foreste nello sforzo
             bellico e di studi storici afferenti alle gendarmerie austroungarica, belga e francese
             parimenti  coinvolte,  e  travolte,  nel  conflitto  globale  (Professor  Jonas  Campion,
             Tenente  Colonnello  Nicolò  Giordano,  Appuntato  Scelto  Carabinieri  Daniele
             Mancinelli, Dottor Louis Napoleon Panel, Dottor Cristian Maria Ortner).
               Giova rammentare, altresì, che questo libro rappresenta il punto terminale di un pro-
             getto strutturato che, a partire da una mostra specifica dedicata al medesimo tema e
             facendo leva sul luogo privilegiato della conservazione della memoria quale è il Museo
             Storico, ha voluto raggiungere, con uno strumento più agile e “mobile”, come può avve-
             nire con  un volume, un pubblico più vasto e lontano. Piace pensare a chi scrive, che si
             tratta comunque di una lontananza solo fisica e, invece, ben vicina per sentimento.
               Questo pensiero si può cogliere nelle parole del Generale Nistri quando testual-
             mente ha ricordato nella originaria presentazione che: “(…) senza alcun dubbio
             furono compiti gravosi da adempiere, per l’intera Arma e, forse soprattutto, per gli
             stessi Carabinieri: un servizio, sì, ma anche un pesante fardello da portare sulle
             spalle. Però era ciò che la situazione contingente imponeva e che venne loro affi-
             dato dalla Nazione (…) fu loro chiesto molto. Un dovere a cui mai si sottrassero”.
               Anche queste righe, come accade per ogni recensione, sono un invito alla lettu-
             ra, ma non solo; qui si vuole dare anche una indicazione alla scoperta, all’ esplora-
             zione fotografica, soprattutto per quanti vogliano percepire come in questo caso il
             ricostruttore storico, non necessariamente di professione, abbia quasi indossato i
             panni dei personaggi osservati, usato i loro strumenti, le armi, ma non limitandosi
             alla semplice raccolta di testimonianze, alla selezione e all’analisi critica, andando
             oltre il linguaggio consolidato della tradizione, fino a creare così quel “ponte” cul-
             turale tra chi si impegna a divulgare e chi ha sete di conoscenza.

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