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INSERTO



                  Il 12 ottobre gli abitanti di Torrimpietra riuscirono a ottenere il permesso
             dai tedeschi di tumularlo nel cimitero di Palidoro, avvolto in un lenzuolo all’in-
             terno di una rudimentale bara di tavole di legno. Ma per molti mesi, fino a quan-
             do Roma venne liberata nel giugno del 1944 dalla presenza nazista, la notizia
             dell’accaduto non superò i confini del territorio e restò a conoscenza soltanto
             dei protagonisti e di quanti nell’Arma avevano ricevuto le relative informazioni.
             Fu appunto un commilitone di Salvo che, entrando nel bar gestito in via dei
             Serpenti a Roma da Francesco Boso (cugino della mamma del Vice Brigadiere),
             commentò con lui l’eroica vicenda di Palidoro e si rese conto che i familiari di
             D’Acquisto non ne sapevano nulla. Boso, dopo aver fatto le opportune verifi-
             che, il 5 luglio 1944 scrisse a Oscar, il fratello di Ines anche lui Carabiniere a
             Salerno,  per  chiedergli  di  comunicarlo  delicatamente  ai  genitori  del  martire:
             «Comprendo l’angoscia di questa notizia per l’animo tuo e soprattutto per la povera Ines.
             Credi, non ho avuto, non ho il coraggio di poterglielo comunicare a essa, se bene avevo persone
             che andavano a Napoli. Tu farai in una maniera che adagio adagio comprenda la grave scia-
             gura. I paesani nel giorno dei morti tributarono onori degni del suo eroismo: fiori, fiori, fu
             coperto il piccolo spazio dove riposa in eterno. Son sicuro che il tuo spasimo e quello della
             famiglia di Ines si tramuterà in un senso di orgoglio tratto dalla grandezza del sacrificio del
             povero Salvo che è perito come sanno morire i forti».


             6.  Gli omaggi alla memoria dell’eroe
                  Il tenente colonnello Bruto Bixio Bersanetti - che da maggiore, il 1° giu-
             gno  1940,  era  stato  il  primo  comandante  del  neocostituito  Battaglione
             Carabinieri Paracadutisti e successivamente, avendo subìto un infortunio duran-
             te l’addestramento, era divenuto responsabile del Gruppo esterno della Legione
             territoriale dei Carabinieri Reali di Roma - il 6 novembre 1944 - inviò all’Uffizio
             Servizio del Comando della Legione una dettagliata ricostruzione dell’accaduto,
             proponendo la concessione della Medaglia d’oro al valor militare con questa
             motivazione: «Catturato dai tedeschi e, per barbara rappresaglia di un presunto attentato,
             condannato alla fucilazione insieme a ventidue ostaggi civili, dopo avere con essi, secondo il
             feroce costume nazista, scavato la fossa in cui tutti dovevano essere seppelliti, sereno e calmo
             fra il generale terrore, si autoaccusava unico autore dell’attentato, ottenendo col suo sublime
             sacrificio la salvezza di ventidue innocenti. Con cosciente eroica fermezza affrontava impavido
             la morte e cadeva, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici, al grido di “Viva l’Italia”».
             La decorazione per il nobile e generoso gesto venne ufficialmente concessa a
             Salvo D’Acquisto “alla memoria” con il Decreto luogotenenziale del 25 febbra-
             io 1945, con questa definitiva motivazione:


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