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INSERTO
Quella iniziale simpatia, però,
si mantenne unicamente nel solco
di una sincera amicizia, anche
quando nell’autunno del 1941,
durante la sua prima licenza, il gio-
vane poté tornare a Napoli e andar-
la a conoscere personalmente.
Con un prolungamento della
convalescenza, Salvo restò tre
mesi in Italia e il ritorno in Africa
avvenne il 19 gennaio 1942. Pochi
giorni più tardi, rimase coinvolto
nel naufragio della nave dove era
in servizio di scorta, colpita da un
siluro nemico. Riuscì a gettarsi in
acqua e a nuotare lontano dal relit-
to che, mentre affondava, risuc-
chiava uomini e detriti che erano
nei dintorni. Dopo alcune ore
giunse una nave di soccorso e
anche lui venne recuperato in condizioni di semiassideramento, che lo costrin-
sero a un nuovo ricovero ospedaliero. Al rientro in caserma, un suo superiore,
che ne apprezzava molto l’impegno e l’intelligenza, lo convinse a presentare la
domanda per sottufficiale.
Dopo essere stato raffermato per altri tre anni, il 15 agosto 1942, agli inizi di
settembre Salvo giunse a Firenze e, superato brillantemente l’esame di ammis-
sione, il 13 settembre fu aggregato alla Scuola centrale dove avrebbe frequenta-
to il corso allievi sottufficiali. Si trattava di un periodo intensivo di soli tre mesi,
al posto dei consueti nove, che gli consentì di diventare Vice Brigadiere con
decorrenza dal 15 dicembre 1942.
4. L’esplosione che non fu un attentato
Una settimana più tardi, il 22 dicembre, ebbe la prima destinazione da sot-
tufficiale, presso la Stazione di Torrimpietra, una quindicina di chilometri a
ovest di Roma. Nonostante la giovanissima età e la freschezza della nomina,
aveva il compito di svolgere provvisoriamente le funzioni di comandante, poi-
ché il maresciallo che la guidava era appena andato in congedo.
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