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NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL MARTIRE SALVO D’ACQUISTO



                     Nel frattempo, da alcuni colloqui intercorsi fra i nazisti, Salvo aveva com-
               preso che Passante sarebbe rientrato in zona con il treno da Roma delle 16:00
               e, in un momento di distrazione dei soldati, riuscì a informare una donna, affin-
               ché si recasse alla fermata precedente per avvertire il maresciallo della Finanza
               e consentirgli così di evitare l’arresto.


               5.  Il sacrificio per la salvezza altrui
                     Intorno alle 12:00 del 23 settembre 1943, il camion con D’Acquisto e altri
               ventidue ostaggi si avviò verso la torre di Palidoro. Tutti furono fatti scendere
               là dove i nazisti avevano cominciato a realizzare una trincea anticarro e ricevet-
               tero l’ordine di proseguire lo scavo. Ciascuno di loro ebbe immediatamente la
               consapevolezza che stava scavando la propria fossa e l’angoscia cominciò ad
               attanagliare il cuore e la mente. Alcuni si rivolsero proprio al Vice Brigadiere,
               sollecitandolo a intervenire ulteriormente per chiarire la situazione e affermare
               la loro innocenza.
                     D’improvviso, Salvo chiese di parlare al comandante del plotone d’esecu-
               zione e fra loro si svolse un serrato dialogo. Al rientro nella fossa, il Carabiniere
               spiegò le prospettive ai compagni di sventura. Questa la ricostruzione di Rita
               Pomponio: «Quello che dovevo fare l’ho fatto. Da ciò che ho detto penso che voi sarete tutti
               salvi. Forse è soltanto me che uccideranno... del resto, non bisogna avere paura della morte...
               una volta si nasce e una volta si muore. Io ho fatto tutto quello che potevo per salvarvi. E
               credo di essere riuscito a smuovere qualcosa. Ma ora dobbiamo aspettare che arrivi l’ufficiale
               che sta al Comando di Ladispoli. Questo con cui ho parlato ha detto che lui è soltanto un
               sottufficiale e non può assumersi nessuna responsabilità. Bisogna vedere cosa decide il loro
               comandante riguardo alla mia richiesta. Con questa gente non si sa mai quello che pensa».
                     Quando giunse Hansel Feiten, il tenente delle Waffen-SS, D’Acquisto ripe-
               té a lui il discorso fatto in precedenza con il sottufficiale: «“Se trovate il responsa-
               bile dell’atto di sabotaggio, lasciate liberi gli ostaggi?”, fu la domanda. L’interprete riferì
               al tenente. L’immediata risposta affermativa dell’ufficiale non ebbe bisogno di
               traduzione e Salvo senza esitare un momento aggiunse: “Il responsabile sono sol-
               tanto io!”». Ovviamente Feiten si rese conto dell’assurdità del momento e soltan-
               to la pervicacia nazista lo portò imperterrito a far liberare gli altri ostaggi e a
               ordinare invece l’assassinio del Carabiniere, che venne dapprima colpito da una
               fucilata  al  fianco  e  quindi  finito  con  due  colpi  di  pistola  alla  tempia  destra.
               Erano all’incirca le 17:15 di giovedì 23 settembre 1943.
                     Per un paio di settimane il cadavere restò sepolto nella fossa del martirio,
               coperta da un semplice strato di terra.


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