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DA 70 ANNI LA “VIRGO FIDELIS” È LA PATRONA DELLA FEDELISSIMA
controffensivi contribuendo decisamente alla vigorosa resistenza dell’intero
caposaldo, e infine, dopo aspre giornate di alterne vicende, a segnare, per ultima
volta in terra d’Africa, la vittoria delle nostre armi. Delineatasi la crisi, deciso al
sacrificio supremo, si saldava graniticamente agli spalti difensivi e li contendeva
al soverchiante avversario in sanguinosa impari lotta corpo a corpo nella quale
comandante e carabinieri fusi in un solo eroico blocco simbolico delle virtù ita-
liche, immolavano la vita perpetuando le gloriose tradizioni dell’Arma». Inoltre
vennero attribuiti numerosi riconoscimenti individuali: quarantanove ricom-
pense al valor militare, fra cui due medaglie d’oro e otto d’argento, e centodue
encomi solenni.
Quindi il colonnello dettagliò che nel medesimo 21 novembre «un grande
Pontefice della Chiesa, Pio XII, nel segno di questo “atto di fede”, di questa
“fedeltà”, ha voluto che il manto celeste della Vergine, Madre di Cristo, giun-
gesse a concedere all’Arma la sua protezione. Ha voluto che questo accadesse
nel giorno stesso della consacrazione della Vergine al Tempio dell’immenso
Iddio: a) quasi a significare che, nel versetto dettato dal Cielo a san Giovanni,
“Sii fedele fino alla morte”, e inciso sul libro aperto nelle mani della “Virgo
Fidelis”, era ed è la consacrazione da parte di tanti Carabinieri al Tempio della
Patria lontana; b) quasi a sottolineare la nostra dedizione di sempre a quei valori
che fanno di un soldato un credente e che per noi Carabinieri si traducono in
forza nel dare e nel donare; c) quasi a dire, infine - con quella bella preghiera,
che poco fa ho voluto leggesse a voi tutti uno tra i più giovani -, che noi acce-
diamo, giorno per giorno, al tempio della fede. Ed è quella fede che finisce per
isolare l’egoista, il protervo e l’infingardo; quella che esalta il buono; quella che
premia le nostre rinunzie; quella che ci porta accanto a chi lavora e a chi soffre,
contro la furia degli elementi della natura, così come contro l’insidia e l’arbitrio,
sempre con la mano protesa verso il debole».
Infine, Carlo Alberto dalla Chiesa concluse con un accento quasi profeti-
co, se pensiamo che stava parlando in quella medesima città dove sarà barbara-
mente ucciso il 3 settembre 1982 (insieme con la seconda moglie Emanuela
Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo), dopo esserne stato nomi-
nato Prefetto il 6 aprile precedente con l’incarico di ottenere nelle indagini per
contrastare Cosa Nostra gli stessi brillanti risultati della lotta contro le Brigate
Rosse: «Io stesso in questo momento, con umiltà, vado ancora una volta reci-
tando il mio credo: il mio credo nella protezione della Celeste Patrona per la
nostra gloriosa Legione, in cui ben 186, e solo nel dopoguerra, sono caduti
nell’adempimento del servizio di istituto, e perché la pace fosse nella società che
serviamo...».
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