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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                  Non ostanti tutte le disposizioni contrarie. Questo noi promulghiamo e
             stabiliamo, decretando che le presenti lettere esistano e rimangano sempre sta-
             bili, valide ed efficaci; che acquistino e ottengano i loro effetti pieni ed integri;
             valgano  pienissimamente,  ora  e  in  futuro,  per  quelli  ai  quali  sono  rivolte  o
             potranno essere rivolte; che così si debba secondo la regola giudicare e definire;
             che da oggi sia inutile e vana, se mai accadesse, qualche decisione che fosse ten-
             tata in contrasto a queste Nostre [decisioni], da chiunque, con qualsiasi autorità,
             scientemente o per ignoranza».


             5. La battaglia di Culqualber e il discorso del colonnello dalla Chiesa
                  Fra  le  tante  commemorazioni  in  occasione  della  festa  della  Patrona
             dell’Arma, spicca il discorso pronunciato il 21 novembre 1972 dal colonnello
             Carlo Alberto dalla Chiesa, a quell’epoca comandante della Legione Carabinieri
             di Palermo, che innanzitutto spiegò le motivazioni della data scelta per la cele-
             brazione, in ricordo dell’eroismo dei Carabinieri immolatisi durante la battaglia
             di Culqualber: «Nel mese di luglio [del 1941] il campo trincerato di Gondar rap-
             presentava l’estremo baluardo difensivo delle nostre terre in Africa orientale;
             cadute le ultime posizioni, resta il caposaldo di Sella Culqualber. Si delinea l’esi-
             genza  di  potenziare  questa  estrema  roccaforte.  Il  generale  Nasi  chiede  al
             comandante, colonnello Ugolini, di scegliere tra: due battaglioni nazionali; un
             battaglione nazionale e uno coloniale; ovvero un solo battaglione di Carabinieri.
             Il colonnello Ugolini non ha esitazioni: “Voglio i Carabinieri!”; “Anch’io avrei
             deciso in questo modo”, risponde il generale Nasi».
                  Così si sviluppò il suo racconto: «Il 6 agosto giunge a Sella Culqualber il 1°
             Gruppo Carabinieri mobilitato. Si tratta di 210 Carabinieri e 180 coloniali (tutti
             fidati graduati eritrei). Nella seconda metà di ottobre incomincia il massiccio
             attacco nemico, di ben ventimila uomini. Dopo reiterati assalti, sempre respinti,
             spunta l’alba del 21 novembre. I Carabinieri si battono con eroismo; dopo sette
             assalti respinti, vengono sopraffatti. Noi, più anziani, udiamo in silenzio il bol-
             lettino di guerra: “Nell’epica difesa si è gloriosamente distinto, simbolo dei valori
             dei reparti nazionali, il Battaglione Carabinieri... Quasi tutti i Carabinieri sono
             caduti”. A voi, giovani, che vi accostate a queste pagine della nostra storia quasi
             increduli e quasi chiedendovi un perché, dirò che non fu un suicidio, quello; non
             fu fanatismo; non fu esaltazione, così come oggi, in un clima di ricorrente mate-
             rialismo  e  mistificazione  sarebbe  facile  argomentare.  Fu  sempre  e  soltanto
             l’espressione di un “credo” verso quel prossimo, verso quella collettività, verso
             quel civico sentire, da cui l’Arma intera trae, da sempre, la sua ragione di vita».


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