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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Sono anni che ricordano una storia, documen-
tata con cura nel bell’articolo di Saverio Gaeta, e al
tempo già viva, come spesso accade, nella devozio-
ne e nell’affidamento di molti uomini dell’Arma: il
“riconoscimento” di un Patrono nasce anche da
questa realtà, alla quale il cuore di alcuni fedeli arri-
va con misteriosa rapidità. E la storia era inscritta
anche in quello che, dopo il primo centenario dalla
Fondazione, si definì come “motto” dei Carabinieri:
«Nei secoli fedele!».
Sono anni che fanno memoria di una fedeltà
diventata sempre più caratteristica dell’Arma e nei
quali tante iniziative hanno permesso e permettono
il perpetrarsi di questa memoria dentro il ricordo e la celebrazione di Maria, già
invocata “Virgo Fidelis” nelle Litanie Lauretane: dall’Icona originale della
“Virgo Fidelis”, custodita nell’atrio della sede della Legione Allievi Carabinieri
di Roma, alla preghiera del Carabiniere e all’Inno a Lei ispirato.
«Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita» (Ap 2,10). Nel ver-
setto biblico, la storia diventa speranza e la memoria eternità.
Dona speranza, in questo nostro tempo avvelenato dal materialismo edo-
nista, pensare che la fedeltà possa abbracciare tutta la storia di una persona,
tutta la storia di un carabiniere, fino alla morte, intesa in senso temporale o in
senso sacrificale: fino a dare la vita, come avviene da sempre e ancora oggi per
tanti uomini e donne dell’Arma, la cui dedizione incondizionata è espressione
di fedeltà profonda. Non è un caso che la Festa della “Virgo Fidelis” sia cele-
brata il 21 novembre, giorno della Presentazione al Tempio di Maria ma anche
ricordo dell’eroismo dei carabinieri immolatisi nella battaglia di Culqualber in
Africa, il 21 novembre 1941; un gesto di grande fedeltà, come si evince da stral-
ci significativi e commoventi, riportati nel nostro articolo, del vibrante discorso
pronunciato il 21 novembre 1972 dall’allora Colonnello Carlo Alberto dalla
Chiesa, il quale attribuisce a quel sacrificio il valore «di un “credo” verso quel
prossimo, verso quella collettività, verso quel civico sentire, da cui l’Arma intera
trae, da sempre, la sua ragione di vita».
Fedeltà all’uomo, dunque; espressa nel rispetto, nella prossimità, nella fra-
tellanza e nell’amore che ha matrice di eternità. Sì, rimane, la fedeltà dell’amore,
anche e soprattutto quando essa sia risposta all’odio, alla violenza, alla morte.
Rimane come germe di vita che non finisce, non solo perché incisa nella memo-
ria di chi ricorda ma perché “dona” la vita; e, con misteriosa fecondità, la vita
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