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LA BATTAGLIA DI SEDAN



                                     I fattori di forza e di debolezza
                                          (Tenente Giovanni Spadoni)

                     Per  capire  cosa  significhi  oggi  per  noi,  a  quasi  centocinquant’anni  di
               distanza, la battaglia di Sedan, è necessario ripercorrere i principali fattori che
               portarono alla sconfitta francese, alla vittoria prussiana e, pochi anni più tardi,
               ai due conflitti mondiali.
                     La disfatta francese fu dovuta in primo luogo alla mancanza di un efficace
               servizio di informazioni che condannò in più occasioni le armate di Napoleone
               III: una prima volta quando, al momento di dichiarare guerra, i francesi ignora-
               vano  la  superiorità  dell’esercito  prussiano;  una  seconda  volta  quando  il
               Generale Mac Mahon, partendo da Chalons, non aveva idea né dove si trovas-
               sero i prussiani, né quale fosse la posizione dell’armata del Generale Bazaine,
               mentre al contrario il Generale Von Moltke era ben al corrente circa i movimen-
               ti francesi, resi pubblici dalla stampa filo-imperiale di Parigi. Infine, quando a
               Sedan i piani elaborati dai Generali Ducrot e de Wimpffen per rompere l’accer-
               chiamento prussiano prevedevano vie di fuga in realtà già occupate dal nemico.
                     La mancanza di uno Stato Maggiore per l’intero esercito impedì ai francesi
               di elaborare una pianificazione a lungo termine per l’intera campagna militare,
               le cui sorti vennero di fatto affidate all’iniziativa (Mac Mahon) o all’inazione
               (Bazaine) dei comandanti.
                     A questo si aggiunse una grave carenza nell’organizzazione logistica, dalle
               prime fasi della mobilitazione all’approvvigionamento delle truppe nel corso
               della guerra. La distanza dai depositi di rifornimento e l’inefficienza della rete
               ferroviaria costrinsero spesso i Corpi d’Armata ad effettuare estenuanti marce
               e contromarce per raggiungerli, il tutto con pesanti ricadute sul morale e sull’ef-
               ficienza fisica degli affaticati soldati.
                     Tutto  questo  ci  restituisce  l’immagine  di  un  esercito  senza  guida:
               Napoleone III, a differenza dello zio, già prima di Sedan non solo aveva ceduto
               il comando dell’esercito al Generale Bazaine, ma aveva addirittura delegato il
               potere politico alla moglie. Negli ultimi istanti della battaglia l’Imperatore, tor-
               mentato da una dolorosa forma di calcoli renali, avrebbe cercato di procurarsi
               una ferita per legittimare la propria presenza sul campo di battaglia, nonché di
               alzare bandiera bianca ancora prima che gli scontri terminassero.
                     Inoltre, dopo il ferimento del Generale Mac Mahon, il comando, inizial-
               mente affidato al suo più stretto collaboratore, il Generale Ducrot, venne strap-
               pato dalle mani di quest’ultimo dal Generale de Wimpffen, arrivato il giorno
               prima dall’Africa, in virtù di un ordine scritto di Parigi. Questo continuo cam-
               bio al comando dei francesi contribuì a creare ancora più confusione.


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