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OSSERVATORIODIDIRITTOINTERNAZIONALEEDIRITTODELL’UNIONEEUROPEA



               ai ricorsi proposti dall’Ungheria e dalla Repubblica slovacca; facendo espressa-
               mente riserva di trattazione specifica per le altre cause ancora pendenti .
                                                                                  (2)
                    Due avvenimenti degni di nota si sono maturati proprio in coincidenza
               con la preparazione dell’articolo per la pubblicazione di questo secondo nume-
               ro della Rassegna.
                    Il  primo  riguarda  la  pubblicazione,  il  20  giugno  2017,  delle  conclusioni
               dell’Avvocato generale presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea, Eleanor
               Sharpston, nella causa C-670/16, nelle quali l’Avvocato generale ha espressa-
               mente condiviso le considerazioni svolte dal Governo della Repubblica Italiana
               in merito alla nozione di ingresso illegale nelle cause C-490/16 e C-646/16.
                    Il secondo riguarda il documento conclusivo del Consiglio europeo del
               22-23 giugno 2017, nel quale con chiarezza è espresso il concetto che i flussi
               migratori nel Mediterraneo centrale, in particolare dalla Libia, non sono più
               un’emergenza, ma una “sfida permanente”, un grave problema cronico e che,
               soprattutto, investe tutti i Paesi membri dell’Unione europea e, quindi, non solo
               i Paesi in prima fila, innanzitutto, l’Italia. È emersa la novità positiva della “coo-
               perazione nei salvataggi” e della ricerca di regole comuni della UE sia che si
               tratti della rotta balcanica, sia che si tratti della rotta dalla Libia.
                    Il Commissario europeo per i migranti, Dimitris Avramopoulos, ha dichia-
               rato che la Commissione europea riconosce all’Italia la grande sensibilità dimo-
               strata  nell’affrontare  il  flusso  migratorio  nel  Mediterraneo.  Soprattutto  nei
               momenti di grande pressione, quando c’era chi in Europa la accusava ingiusta-
               mente di non essere in grado di difendere le frontiere esterne dell’Unione, sot-
               tolineando  che  la  Commissione  europea  sostiene  l’Italia  e  “le  è  vicina  nella
               costruzione di un’infrastruttura in grado di gestire il fenomeno”.
                    Sembra, invece, non avanzare in modo significativo la procedura per la
               riforma del diritto d’asilo, sulla quale si sta impegnando fortemente il nostro
               Paese, la “riforma di Dublino”, che non vedrà la luce neanche alla fine dell’anno
               in corso, come sembrava possibile ipotizzare durante il semestre di presidenza
               maltese, ma probabilmente slitterà al 2018.
                    Anche per questo motivo le conclusioni dell’Avvocato generale Sherpston
               assumono particolare rilievo.
               (2) - Ibidem, pag. 144.

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