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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
all’appoggio di ben spesso capricciose operazioni, la poca cura degli arrestati e
talvolta la facilità di lasciarsi da questi corrompere, per cui ottengono facilmente
la libertà della fuga, sono i principali punti di accusa che mio pervennero nel
decorso anno da quasi tutti i dipartimenti».
A seguito del rapporto, il 5 giugno Napoleone ordinò al maresciallo
Moncey (1754-1842) di inviare in Italia una missione della gendarmerie impé-
riale, composta dall’ispettore generale Étienne Radet (1762-1825), dal capo-
squadrone Vincent Avogari de Gentili (1760-1825) e da altri 5 ufficiali superio-
ri, per riorganizzare sul modello francese il «servizio politico» della reale gen-
darmeria italiana.
A sua volta il 13 giugno il viceré scrisse a Napoleone che «la police réelle-
ment n’(était) rien», definendo «ridicule» che fosse diretta da un «néapolitain»
come Daniele Felici. Ciò lascia supporre un intervento di Polfranceschi presso
il principe Eugenio, per far pagare a Felici il rapporto denigratorio sulla gendar-
meria che aveva provocato l’invio della missione francese. In una lettera del 26
giugno a Polfranceschi, Felici correlava l’inefficienza della gendarmeria alla
sovra estensione dei compiti, in conseguenza del «totale annichilamento del
satellizio»: lasciando intendere tra le righe che la polizia aveva la memoria lunga
e che la gendarmeria se l’era cercata. Il 23 luglio Eugenio tornò alla carica,
lagnandosi con l’imperatore del ministro dell’interno, proponendo di sostituirlo
con il ticinese Diego Guicciardi (1756-1837). La sostituzione fu rinviata di alcu-
ni mesi, ma intanto, con decreto del 1° agosto, a Felici fu tolta la direzione di
polizia generale, attribuita a Guicciardi con autorità di corrispondere diretta-
mente con il segretario di stato a Parigi, Antonio Aldini.
L’attacco più insidioso fu tuttavia portato dallo stesso Radet, che il 7 set-
tembre, approfittando dell’arrivo a Milano di Masséna (1758-1817), nuovo
comandante dell’Armée d’Italie, gli indirizzò delle «notes secrètes, à brûler
après lecture» (ma fortunatamente conservate dal prudente maresciallo) in cui
lo pregava di prendere la gendarmeria «sous sa prudente protection» e di difen-
dere «cette magistrature armée» (concepita come strumento di lotta della bor-
ghesia produttiva contro i ceti parassitari dei “ricchi” possidenti e dei “preti”) e
accusava il ministro dell’interno di sabotaggio (in particolare per aver mantenu-
to in servizio 30 birri per provincia).
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