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ALCUNE RIFLESSIONI SULLA GEOPOLITICA
mento ‘suolo terrestre’ il quale agisce nel movimento della storia.
Concretamente, da geografo, qual era soprattutto, egli considerava una serie di
situazioni che riguardano la posizione mondiale, la situazione periferica e le
mediane. Di seguito analizzava, in ordine, l’estensione del territorio e delle sue
frontiere, l’importanza del tipo di suolo e la sua forma, la vegetazione, la pre-
senza dell’acqua (ancora non riconosciuta come elemento a valore strategico,
come il petrolio, ma sicuramente dirimente), e in quale quantità; infine prendeva
in considerazione il resto degli elementi della superficie terrestre, la sua relazio-
ne con i mari e le terre non abitate. O più semplicemente prendeva in conside-
razione quegli elementi pressoché immutabili sulla crosta terrestre, che pure
possono essere fondamentali per alcuni comportamenti internazionali di uno
stato. Ovviamente gli elementi terrestri non sono tutti immutabili: lo dimostra
lo scavo di canali come Suez e Panama che hanno mutato alcune spinte geopo-
litiche dimostrando peraltro l’importanza del mare che altri studiosi come
Mahan hanno invece messo in rilievo (v. sotto).
Per meglio comprendere il geografo Ratzel, prendiamo l’esempio più sem-
plice, quello di stati che non hanno sbocco al mare, i cosiddetti Stati enclave (o
doppia enclave, se circondati da stati che, a loro volta, non hanno sbocco al
mare): è da ricordare che questa situazione è considerata un handicap geopoli-
tico tanto che le Nazioni Unite li chiamano ‘paesi in via di sviluppo senza lito-
rale’ e quindi possono beneficiare di aiuti particolari, proprio per la loro situa-
zione considerata ‘disagiata’. Sono numerosi gli stati che hanno questo ‘handi-
cap’, soprattutto in Asia. Alcuni esempi:
- il Bhutan, il Nepal;
- la Mongolia, stato cuscinetto tra la Cina e la Russia;
- il Laos, stretto tra la Cina, il Vietnam, la Cambogia e la Thailandia;
- l’Uzbekistan che è una doppia enclave, costretto a attraversare due stati
sovrani per raggiungere un porto.
L’Afghanistan, enclave, è destinato da sempre a essere uno stato cuscinet-
to tra gli espansionismi zaristi e poi sovietici a nord e a sud, quelli inglesi e poi
americani, con un’economia debole che contempla, almeno per ora (molti sono
gli sforzi che si fanno in proposito), quasi esclusivamente produzione di oppio
e di armi clonate.
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