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IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO ITALIANO TRA COMMERCI ILLEGALI
E RESTITUZIONI INTERNAZIONALI
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5. Conclusioni
Il recupero di pezzi importanti del patrimonio italiano, iniziano dunque a
dare prova tangibile di “autorevolezza acquisita” nei confronti anche di quei musei
che per decenni hanno lasciato affluire nelle proprie collezioni beni di illecita pro-
venienza - pur dichiarando di non esserne stati a conoscenza. Il meccanismo del
traffico illecito dei beni culturali, facile da delineare in teoria ma di grande difficoltà
operativa per via dell’internazionalità dei soggetti coinvolti, ha reso grande merito
alla magistratura, all’avvocatura dello stato e soprattutto all’arma dei carabinieri,
dotata di un reparto speciale riconosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le
alte competenze specialistiche in materia di tutela del patrimonio culturale.
I risultati conseguiti, per i quali bisogna riconoscere il giusto merito anche
all’impegno continuativo che i vari governi italiani stanno da tempo portando
avanti (pur apparendo di “lieve portata”, in considerazione della miriade di beni,
la cui etichettatura di “provenienza sconosciuta” ci lascia ancora basiti e mal pen-
santi) ha sortito in prima battuta l’effetto di creare un tangibile deterrente, in
prospettiva di una futura politica internazionale di acquisizione di beni archeo-
logici, attenta a non cadere più nelle tentazioni di entrare in possesso “ad ogni
costo” di oggetti antichi prescindendo dalla loro lecita o illecita provenienza.
(79) - Fonte: beniculturali.it
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