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STUDI GIURIDICO-PROFESSIONALI
tutto ciò contribuirà senza dubbio a porre fine - o comunque a porre un
drastico ridimensionamento - al fenomeno degli scavi clandestini in Italia, che
fino agli anni novanta ha visto il proprio patrimonio oggetto di saccheggio, per
mano di vere e proprie associazioni criminali, sapientemente organizzate in
ambito nazionale ed internazionale.
certo, per poter giungere alla soluzione diplomatica delle controversie, in
“cambio” della restituzione dei propri beni l’Italia ha dovuto proporre un piano
di cooperazione culturale con la previsione di fornire prestiti di altri importanti
oggetti d’arte antica a beneficio dei musei “accondiscendenti”, però quantome-
no questa volta i reperti archeologici dati in prestito recheranno la giusta dici-
tura “cultural heritage property of Italian state”.
oggi più che mai bisogna tenere conto del fatto che la base di una buona
politica tendente alla ottimizzazione della tutela del patrimonio archeologico,
necessita di adeguare le normative di ciascuna nazione alle convenzioni interna-
zionali in materia di salvaguardia dei beni culturali, visti non più come apparte-
nenti ai singoli stati, ma facenti parte di un grande patrimonio mondiale, per il
quale tutti devono concorrere alla preservazione.
In questo ambito il nostro paese, attraverso il mibac e l’arma dei
carabinieri, ha saputo cogliere nuove ed importanti sfide in ambito nazionale
ed internazionale, attraverso l’istituzione di una task Force, cosiddetta “caschi
blu della cultura”, preposta alla salvaguardia del patrimonio culturale globale.
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