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STUDI GIURIDICI

      in tale ambito, allora, il bene confiscato è inteso non più solamente come
una risorsa illecitamente acquisita da sottrarre sic et simpliciter alla criminalità, ma
anche un’opportunità di sviluppo economico e sociale per l’intera collettività.
oltre alla previsione legislativa del riutilizzo a fini sociali del bene confiscato, la
legge n. 109 consente di riconoscere nella misura patrimoniale della confisca un
altro importante significato, che deriva proprio dal valore simbolico, educativo
e culturale dell’uso sociale in sé del bene.

      il patrimonio confiscato, pertanto, diviene così un “bene di tutti”, ovvero
un’opportunità ove si realizzano progetti di natura sociale e si favorisce una
democrazia partecipativa per la creazione di un effettivo welfare.

      da ciò, consequenzialmente, discende l’edificazione di quella fiducia verso
le istituzioni, che si traduce in una vera e propria sottrazione di consenso ovve-
ro di “capitale sociale” alla criminalità. La legge 109/1996, quindi, con la desti-
nazione a fini sociali dei beni confiscati, valorizza la capacità di creare da parte
della collettività un approccio pragmatico, negoziale e partecipativo che si
oppone risolutamente al fenomeno mafioso e, più in generale, al dilagare di una
cultura mafiosa.

      nel corso dei vent’anni dall’entrata in vigore della legge n. 109 sul riutiliz-
zo sociale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, si è registrata una
svolta epocale nel contrasto alle mafie nel nostro paese. oggi, infatti, sono oltre
cinquecento le realtà sociali che gestiscono beni sottratti alla mafia, con l’onere
non indifferente di trasformarli in luoghi di lavoro, di formazione, di cultura e
di accoglienza. “molte di queste realtà - dice don Luigi ciotti, fondatore di
Libera. Associazione nomi e numeri contro le mafie - sono diventate palestre di demo-
crazia, oltre che occasioni per lo sviluppo economico del territorio e di lavoro
per tanti giovani”.

      L’inaugurazione del ventennale, allora, assume un alto valore simbolico di
una coesione sociale ed istituzionale, che solo con l’aggregazione sinergica delle
varie componenti coinvolte è possibile realizzare in una terra ancora oggi sfigu-
rata dalla presenza della criminalità mafiosa.

      nell’ambito di un percorso legislativo volto a superare e rimuovere taluni
limiti all’attuale assetto normativo, la commissione parlamentare antimafia, che
ha tra i suoi compiti quello di verificare l’attuazione della disciplina in tema di

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