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a invalidità. La violenza da parte di un partner o un ex partner è probabilmente la
tipologia più frequente che una donna incontra nell’ambito relazionale e familiare.
Tuttavia, non vanno dimenticate le violenze compiute da altri familiari: padre, madre,
fratelli, figli e figlie adolescenti o adulti. Queste violenze, anche se prevalentemente
psicologiche, possono essere devastanti e compromettere benessere e salute della donna
che le subisce. Secondo le ricerche internazionali, nei paesi industrializzati tra il venti e
il trenta per cento delle donne ha subito nel corso della vita maltrattamenti fisici o sessuali
da un partner o da un ex partner. Le violenze psicologiche sono ben più frequenti.
Secondo i dati raccolti su un campione di circa settecento ragazzi e ragazze del Nord Italia
(Romito, ricerca non pubblicata), il nove per cento aveva visto il padre picchiare la madre,
e il quindici per cento aveva assistito a maltrattamenti di tipo psicologico. Sono più
colpite le donne giovani, anche se ci sono mariti che continuano a essere violenti in età
avanzata. La condizione di gravidanza non protegge dai maltrattamenti; anzi, secondo
alcuni autori, gravidanza e puerperio sarebbero dei periodi particolarmente a rischio.
Esiste un aggressore “tipico”? Sì e no. No, nel senso che gli uomini violenti non
presentano, se non eccezionalmente, delle patologie mentali o sociali.
L’associazione con l’alcolismo, rilevata da molti, non è esplicativa: ci sono uomini
che bevono e sono violenti, ma non è mai il bere che causa la violenza. I mariti o
fidanzati violenti, inoltre, non sono affatto confinati a una determinata nazionalità,
religione o classe sociale.
Se è vero che ci sono culture o sub-culture in cui il dominio dell’uomo sulla donna
è considerato più accettabile, e quindi le violenze sono più frequenti, è altrettanto vero
che l’identikit dell’uomo violento corrisponde a un “signor qualunque”: disoccupato,
operaio, impiegato, professore, poliziotto medico.
È vero invece che l’alcolista, il disoccupato o lo straniero sono più “visibili”,
attirano maggiormente l’attenzione delle forze dell’ordine ed è più probabile che siano
denunciati. Allora, in che senso l’uomo violento è tipico? Quello che lo caratterizza è
un’idea della donna come un essere inferiore, che non ha diritto all’autonomia, alla libertà,
e di se stesso come legittimato a controllare, dominare, possedere questa donna. Gli
uomini violenti, inoltre, anche se privi di patologie mentali identificate, hanno subito più
spesso degli altri maltrattamenti in famiglia, o hanno visto il padre picchiare la madre:
questo dato ci conferma l’importanza di intervenire nei casi di violenza domestica,
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