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anche per prevenire le conseguenze sui bambini e il ripetersi delle violenze.
La ragazza violentata se l’è andata a cercare, ha provocato, era in minigonna, in
fondo le piaceva, oppure si è inventata tutto, è bugiarda, isterica, si vuole vendicare…
La donna maltrattata è una cattiva moglie, ha provocato, esagera, oppure è masochista,
altrimenti, perché non lo lascia? È paradossale che le vittime debbano subire, oltre
all’aggressione, anche dei pregiudizi così negativi, colpevolizzanti per loro e de-
colpevolizzanti per gli aggressori. Sono pregiudizi frequenti anche tra gli operatori sanitari
e le forze dell’ordine. Una ricerca a Bologna svolta da un medico, Lucia Gonzo, ha
evidenziato la completa mancanza da parte degli operatori sanitari di conoscenze e
strumenti per riconoscere la violenza; i MMG, più degli altri, consideravano la violenza
domestica un fatto privato tra marito e moglie e giustificavano i maltrattamenti. La
maggior parte degli intervistati (67%) era favorevole alla prescrizione di psicofarmaci alle
vittime di violenza, una risposta spesso inappropriata, sia perché trasmette alla donna il
messaggio che ha dei problemi mentali, sia perché la rende meno reattiva nel proteggersi
dalla violenza (fuggendo, chiamando la polizia, i vicini ecc.). Questi pregiudizi non
trovano riscontro nella realtà. Riguardo allo stupro, basti dire che, in tutto il mondo, la
maggioranza delle vittime sono bambine o adolescenti; gli stupri, inoltre, vengono
denunciati in una proporzione minima che va, secondo le ricerche, dal cinque al
quindici per cento di quelli realmente avvenuti (e più il rapporto vittima-aggressore è
stretto, come nel caso dell’incesto, meno probabile è la denuncia). Riguardo alle mogli
maltrattate, basti ricordare alcuni dei motivi per cui una donna non lascia un uomo
violento: perché lui la minaccia di cose terribili se lei se ne va (e spesso mette in atto
queste minacce, vedi le persecuzioni o stalking e gli omicidi, che avvengono sempre dopo
la separazione); perché non ce la fa economicamente, soprattutto se ci sono bambini;
perché non vuole togliere il padre ai figli, e spesso i parenti le fanno pressioni in questo
senso; perché spesso ha amato questo uomo e spera che cambi, anche perché lui glielo
promette. Tutto questo ha poco a che fare con il “masochismo” e molto con la
mancanza d’aiuto e sostegno che le donne maltrattate incontrano nella famiglia e
nella società.
La prevenzione primaria della violenza sulle donne è un problema sociale e politico,
più che sanitario. La prevenzione secondaria (screening per l’intervento iniziale) e terziaria
(intervento per minimizzare gli effetti a lungo termine) sono invece il focus
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