Page 135 - Quaderno 2017-4
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Premessa
Il tema che propongo di trattare in questa tesi è stato per lungo periodo
ignorato da parte delle Istituzioni, degli imprenditori e dei lavoratori stessi poiché
veniva accostato ad un normale conflitto sul posto di lavoro.
In ambito lavorativo vigeva la legge del più forte di darwiniana memoria, in cui
la “selezione naturale”, precludeva ai soggetti più deboli, o comunque visti come
diversi e invisi a quell’ambiente, la possibilità di godere una parte consistente della
propria vita. La felicità di una persona deriva da una complessità di fattori, anche
professionali, attraverso i quali un soggetto si realizza. Secondo Argyle1, la felicità è
rappresentata da un senso generale di benessere complessivo che può essere
scomposto in termini di appagamento in aree specifiche, quali, ad esempio, il
matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l’autorealizzazione e la
salute. Il lavoro, fino alla seconda metà del Novecento, non era visto come
componente fondamentale per l’appagamento del proprio Io, ma unicamente come
un dovere, un mezzo per produrre ricchezza, per sopravvivere e per dare sussistenza
alla propria famiglia. L’aumento del welfare, la meccanizzazione delle aziende e un
mercato sempre più globalizzato hanno guidato, a partire dagli anni Ottanta,
numerosi studiosi, economisti e psicologi, ad interrogarsi sugli effetti positivi che
l’accrescimento del benessere in ambito lavorativo avrebbe portato sulla produzione
e all’appagamento personale del lavoratore. Una crescente sensibilizzazione sul tema
dei conflitti in ambito lavorativo ha dissotterrato un fenomeno da sempre diffuso,
ma costantemente ignorato: il mobbing; questo è realizzato tramite una infinita
tipologia di azioni vessatorie, soprattutto psicologiche, che conducono
all’emarginazione lavorativa di un soggetto diverso o “scomodo”.
L’obiettivo perseguito da questo lavoro è, innanzitutto, delineare un fenomeno
da molti sconosciuto o costituito solo tramite luoghi comuni, indicando gli studi, le
teorie psicologiche ed approfondendo le risposte giuridiche offerte dagli
ordinamenti occidentali. Saranno descritte, poi, le soluzioni proposte o attuate nel
nostro paese per prevenire e contrastare il fenomeno anche al fine di rendere
effettivo il dispositivo dell’art. 2 della nostra Costituzione secondo il quale:
1 M. ARGULE, The Psychology of Happiness, 1987
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