Page 10 - Quaderno 2017-2
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un panorama troppo dispersivo delle cure possibili, influenzando
negativamente le idee della popolazione in merito alla salute. Come
infatti afferma Carlo Flamigni, membro del comitato nazionale di
Bioetica, “il rischio maggiore riguarda la possibilità che i pazienti
entrino in rapporto con un numero eccessivo di informazioni,
spesso espresse in un linguaggio per loro incomprensibile: troppa
informazione, si dice, equivale a nessuna informazione”. La diffusione
delle tecnologie e l’ignoranza delle conoscenze tecniche proprie del
medico, comportano la messa in discussione della correttezza della
proposta diagnostica o terapeutica solamente per un “sentito dire”.
Questo rapporto di fiducia ha subito un altro importante cambiamento
soprattutto attraverso l’art. 32 della Costituzione, che ha posto al
centro della relazione tra i due soggetti l’interesse alla salute del
paziente. Il diritto alla salute, così configurato, è considerato diritto
fondamentale dell’individuo e può assumere due diversi significati:
uno oppositivo e uno pretensivo. Il primo si presenta come la pretesa
del singolo affinchè gli altri si astengano da comportamenti che
possano provocare lesioni all’integrità della persona,; il secondo
invece come pretesa del singolo ad ottenere adeguate prestazioni
sanitarie. È importante ricordare che nel diritto di salute vi è anche un
contenuto negativo, e cioè non solo pretendere di avere delle cure
adeguate, ma altresì di rifiutarle, lasciando che la malattia segui il suo
corso. Il medico è obbligato così a rispettare il diritto inviolabile della
persona e, quindi, non potrà intervenire se è stato espresso un rifiuto
alle cure, ad eccezione di ipotesi tassativamente previste dalla legge.
In questo caso il medico potrà solo verificare se il rifiuto sia prestato
da persona capace di intendere e volere.
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