Page 9 - Quaderno 2017-2
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Introduzione
«Il fatto che tra i medici e i pazienti divampi uno scontro senza
precedenti non ha nulla a che fare con i vizi e le virtù private. I medici
non sono né ‘brutali’, né ‘avidi’, così come i pazienti non sono né
‘stupidi’, né ‘isterici’.». Così Edward Shorter, nel suo saggio The
troubled history of doctors and patients (1985), definisce la forma
conflittuale del rapporto medico–paziente, che caratterizza l’attuale
momento storico. La relazione terapeutica si è evoluta nel corso del
tempo, perciò per poter comprendere l’attuale impostazione, ormai
radicata nella nostra cultura, non possiamo far altro che indagare e
analizzare le ragioni storiche.
Da sempre il medico è stato considerato il dominus della salute.
Il paziente, quindi, riponeva piena fiducia nelle decisioni adottate dal
sanitario, senza esprimere alcuna volontà, concedendogli una
discrezionalità pressoché illimitata riguardo alle valutazioni e
decisioni terapeutiche. Questo tipo di rapporto all’interno della società
si è però costantemente evoluto e, dalla seconda metà del secolo
scorso, sembra radicalmente cambiato rispetto al passato. Oggi quella
relazione di fiducia si sta lentamente sfaldando, lasciando posto ad
una pretesa, da parte del paziente, alla guarigione e all’infallibilità
delle terapie. Un Ruolo chiave è sicuramente svolto dagli organi
d'informazione, data la loro capacità di influenza sull’opinione
pubblica. Infatti la relazione medico paziente è diventata oggetto di
discussione quotidiana, tanto da acquisire una rilevanza prettamente
sociale, dove i protagonisti del rapporto non sono più due individui ma
tutta la popolazione. In particolare, la diffusione del sapere, se da una
parte è utile poiché amplia le conoscenze del cittadino, dall’altra offre
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