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PAGINE DI STORIA
Negli anni ‘40 essere vicini alla popolazione civile.
Anche il Maresciallo Pierantozzi si trovò di fronte a
questa difficile scelta. Egli decise di non abbandonare
lo scoppio della i suoi concittadini e di rimanere al suo posto. Uomo
onesto e generoso, carabiniere fedele agli ideali di
guerra al fianco giustizia e di tolleranza, si trovò costretto a operare
sotto la temibile sorveglianza nazifascista. Il sottufficiale
però non si perse d’animo, convinto che la salvaguardia
di un alleato feroce della sua comunità venisse prima di tutto e a qualunque
costo. Continuò quindi a svolgere le sue mansioni
e innaturale per la riuscendo anche a mantenere una discreta autonomia.
Il ruolo di comandante di Stazione gli attribuiva
storia italiana turbò varie incombenze: era membro della commissione
per le liste di leva e di quella per i soccorsi ai militari
alle armi. Tali incarichi gli consentivano di conoscere
anche la piccola i timori dei giovani in età di leva e le problematiche
di tutte le famiglie del posto. Sempre in virtù delle
e tranquilla sue funzioni manteneva contatti diretti con le principali
istituzioni politiche e amministrative contribuendo,
grazie alla sua indole e al suo carisma, a mantenere
comunità un equilibrio sociale tale da evitare che ai danni della
sua cittadinanza potessero essere commesse violenze
di Calenzano o rappresaglie. Il Pierantozzi non si tirava mai indietro
e ogni qualvolta era chiamato in causa lo faceva
sempre con assoluta dedizione, anche a rischio della
propria incolumità. Mai si risparmiò per proteggere
anche la piccola e tranquilla comunità di Calenzano. o salvare dalle grinfie nazifascista qualche renitente
Situazione che paradossalmente si aggravò con l’ar- alla leva o qualche ingenuo anziano dagli arresti. Tra
mistizio dell’8 settembre perché, se al Sud gli alleati le tante testimonianze raccolte, quella di Silvano
avanzavano liberando il territorio nazionale, al Centro Franchi, renitente alla leva, recita: “il 27 luglio del
e al Nord della penisola l’occupazione tedesca e la 1943 mi arrestarono[...] Non ero ancora partigiano ma
proclamazione della sedicente Repubblica Sociale gli eventi e le ingiustizie mi fecero maturare la mia co-
resero le cose molto più complicate. Alla fine del scienza politica. Così dopo tre mesi alle Murate tornai a
1943, come tutti i reparti dell’Arma dislocati in Calenzano e non risposi alla chiamata alla leva perché
Toscana, anche i Carabinieri di Calenzano furono non avevo intenzione di andare con i fascisti. Mio padre
assorbiti dalla Guardia Nazionale Repubblicana. Molti mi aveva segato le grate di una finestrina per favorire la
militari si diedero alla macchia, tanti altri, per evitare fuga se mi fossero venuti a cercare. Seppure il maresciallo
di essere deportati, passati per le armi o per tutelare Pierantozzi […] sapesse che ero a casa renitente alla
le loro famiglie da minacce e ritorsioni, decisero di leva non venne mai a cercare nessuno”. Ma l’attività a
rimanere al proprio posto ma con il chiaro scopo di protezione della sua comunità non si esaurì solo con
42 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO III

