Page 46 - Forestale N. 64 settembre - ottobre 2011
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UN UOMO UNA PIANTA
Benedikt Roezl, il re delle orchidee
La lettura di un vecchio romanzo giallo di Rex Stout, “Il
diritto di morire”, nel quale il pigro ma geniale investiga-
tore privato Nero Wolfe, a una domanda sullo stato di
salute delle sue orchidee, risponde che “non c’è male” e
che una pianta di Miltonia roezlii ha quattordici boccioli,
mi ha fatto tornare alla mente uno dei più grandi caccia-
tori di piante, Benedikt Roezl, vissuto nell’Ottocento,
quando le orchidee erano appannaggio unicamente di
ricchi collezionisti di piante esotiche.
La Miltonia roezlii, scoperta, appunto, da Roezl nel 1873,
durante una delle sue spedizioni nelle foreste della
Colombia, fu descritta dal botanico Reichenbach nello
stesso anno e a Roezl dedicata, con il nome di
Odontoglossum roezlii; in seguito gli fu assegnata la
denominazione di Miltonia roezlii, datale da Nicholson,
nel 1886, e solo da pochi anni si parla di Miltoniopsis
roezlii.
A parte la disquisizione sul genere, ciò che conta sotto-
lineare è che tale orchidea ha sempre conservato il
nome della specie, roezlii, in onore appunto di Benedikt
Roezl. nuove piante e soprattutto di orchidee. A soli tredici anni
Nato nel 1823 a Horovice, presso Praga, allora capitale scoprì la sua passione per le piante e i fiori e per la bota-
della Boemia, può definirsi una figura essenziale per lo nica in genere; giovanissimo, prese a lavorare in alcuni tra
studio delle orchidee: fu, infatti, uomo singolare, dalla i più grandi giardini europei, continuando fino all’età di
vita molto avventurosa, avendo percorso tra il 1854 e il trent’anni: dapprima a Totschen, in Boemia, poi in Galizia
1874 gran parte dell’America Settentrionale, di quella e in Moravia e, infine, a Gand in Belgio, ove rimase per ben
Centrale e di quella Meridionale, sempre alla ricerca di cinque anni. Nel 1854 la curiosità, la passione per il
mondo vegetale e per l’avventura lo portarono dapprima a
New Orleans e poi in Messico, che sarebbe divenuta quasi
una sua seconda patria.
Senza una mano
A quarantacinque anni perse la mano sinistra durante la
dimostrazione del funzionamento di una macchina per la
lavorazione della canapa; tuttavia, ciò non gli impedì di
mettersi in viaggio per iniziare la sua ventennale e
avventurosa ricerca di piante esotiche. Attraversate le
Montagne Rocciose e la Sierra Nevada, partì poi per la
Colombia, dove raccolse migliaia di orchidee da inviare
in Europa; recatosi di nuovo negli Stati Uniti, nel territo-
rio di Washington raccolse anche semi di conifere. Le
sue peregrinazioni lo condussero successivamente in
California, a Panama e lungo il fiume Magdalena di
Colon: durante una di esse, la sua buona stella lo fece
imbattere, nel discendere un fiume, in un tronco ricoper-
to di orchidee epifite di grande interesse, tra cui quella
detta Monochaetum cremisi, permettendogli così, di rac-
cogliere, non senza difficoltà, molte di queste piante e di
La Miltoniopsis roezlii in una tavola del “Curtis’s Botanical salvare una spedizione fino a quel momento infruttuosa.
Magazine”, volume 100, del 1874. In tre anni di viaggi corse pericoli di ogni genere: diverse
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