Page 44 - Forestale N. 64 settembre - ottobre 2011
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150 ANNI UNITÀ d’ITALIA




          Adolfo Di Bérenger, un forestale del
          Regno d’Italia
          Nel precedente numero si è parlato del Regio Istituto
          forestale di Vallombrosa, la prima scuola, tutta italiana,
          dedicata alla selvicoltura. A tale importante centro di
          insegnamento è legata indissolubilmente la figura di
          Adolfo Di Bérenger, personaggio sul quale vale la pena di
          soffermarsi per il suo importante contributo a livello di
          pensiero.
          Nato a Monaco di Baviera il 28 febbraio del 1815, vi
          intraprese gli studi, conseguendo la laurea in filosofia a
          Vienna. Si appassionò, però, ben presto alle scienze
          naturali e frequentò la rinomata accademia forestale di
          Mariabrunn.
          Il suo primo impiego fu presso il Duca di Parma, che lo
          chiamò in Italia per prendersi cura della gestione dei
          boschi del demanio. Qui rimase per circa due anni e,
          successivamente, entrò a far parte dell’Amministrazione
          dell’Impero austro-ungarico, in qualità di Alunno, presso
          l’Ispettorato generale nel Veneto. La sua attività si svolse  scegliere l’Italia come propria patria adottiva. Venne per
          in quegli anni tra Conegliano e Montello. Nell’arco di cin-  questo nominato Ispettore generale delle Foreste e fu
          que anni, tra il 1845 ed il 1849, rimise ordine in una  chiamato a Firenze, divenuta capitale d’Italia, presso il
          situazione piuttosto disastrata, poiché i boschi erano sog-  Ministero dell’agricoltura.
          getti a forte pressione da parte della popolazione locale.  Messo a capo dell’Amministrazione forestale italiana si
          Nel 1849 venne destinato al Ripartimento forestale del  rese ben presto conto della deficienza tecnica del perso-
          Cadore dove si dedicò a disciplinare i diritti d’uso che  nale e cominciò, pertanto, a caldeggiare la creazione di
          minacciavano la conservazione dei boschi appartenuti  un Istituto forestale che potesse ovviare a questo grave
          agli enti morali.                         problema.Tenne, nel 1867, a Vallombrosa, vicino Firenze,
          Nel 1856 l’Amministrazione austriaca gli diede il compi-  un primo corso dedicato alle scienze forestali e proprio in
          to di curare l’importante foresta del Cansiglio dove diede  quella sede, due anni dopo, veniva inaugurato il Regio
          nuovamente prova di grandi capacità, provvedendo a  Istituto forestale. La scuola fu seguita dal Di Bérenger con
          diffondere l’abete bianco e a sperimentare il rimboschi-  grande impegno ed entusiasmo: curò l’impianto dei loca-
          mento artificiale nelle radure. In quegli anni aveva potuto  li e delle aule, creò i gabinetti ove venivano svolte le
          studiare ed approfondire aspetti legati non solo alle que-  esercitazioni, curò la biblioteca e gli orti forestali, fece
          stioni tecniche, ma anche alla cultura. Così portò a  acquistare all’estero materiale didattico e strumenti, si
          compimento il suo libro più famoso, “Archeologia fore-  dedicò all’insegnamento sobbarcandosi molte materie
          stale”, stampato nella prima edizione nel 1859, che  prima di poter avere l’ausilio di altri professori, alcuni dei
          costituisce il suo lascito più importante.  quali scelti tra gli alunni più meritevoli.
                                                    Di Bèrenger fece impiantare a Vallombrosa anche i primi
          Nonostante tutto sceglie l’Italia         arboreti sperimentali che verranno successivamente
          Ritornato a Montello nel 1865, si trovò ad affrontare una  arricchiti ed ampliati con specie forestali provenienti da
          situazione peggiore rispetto alla sua prima esperienza,  varie parti del mondo.
          poiché, dopo la successiva annessione dei territori al
          Regno d’Italia, il nuovo Governo aveva deciso di lasciare  La prima legge forestale
          maggiore spazio a coloro che intendevano utilizzare il  I suoi ultimi anni di servizio, furono, però segnati da due
          bosco. Di Bérenger fu sostituito da un altro funzionario.  drammatici eventi. A livello pubblico Di Bérenger parte-
          Nonostante questo spiacevole episodio, Di Bérenger  cipò all’acceso dibattito sul progetto di legge forestale
          dimostrò un forte attaccamento alla nuova casa regnan-  nazionale. La sua visione, derivata dai lunghi anni di
          te: il Governo austriaco gli aveva rivolto generose offerte  esperienza, era quella di spingere per la conservazione
          affinchè tornasse ad occuparsi dei boschi imperiali, ma  dei boschi e di favorirne l’incremento. Per questo rimase
          lo studioso, dopo tanti anni di permanenza, decise di  molto deluso dal progetto di legge che il Ministro dell’a-


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