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accumulare zirconio e uno dei pochi a con-
centrare il rarissimo vanadio.
La scoperta interessante è che non necessa-
riamente il fungo che contiene il metallo
pesante è contaminato da un terreno inqui-
nato. Infatti se un fungo contiene un alto
livello di piombo non vuol dire che il terre-
no sia contaminato dalla stessa sostanza.
Anzi, in alcuni casi il suolo ne risulta pres-
sochè privo. Ciò significa che “è il fungo
stesso a “decidere” quali metalli pesanti
assorbire e in quali quantità. I micologi
hanno quindi definito il “fungo di riferi-
mento”, ossia l'esemplare “modello” per
ciascuna specie, ognuno con le proprie
quantità congenite di metalli pesanti.
“Quali percorsi facciano lo zirconio, il piom-
bo o il cadmio nel corpo umano non è
ancora chiaro, ma possono essere pericolo-
se le conseguenze sulla salute dell’uomo”,
afferma Carmine Siniscalco, responsabile
del “Progetto speciale funghi” dell'Ispra.
“Per cui nel consumare i funghi è sempre
bene adottare un criterio di prudenza”.
Grazie al lavoro dei micologi l’Italia possie-
© Ufficio Stampa CFS / Settore Audiovisivi esemplari di funghi e 300 campioni di
de oggi una banca dati enorme: oltre 9.000
suolo, un archivio prezioso e unico in Eu-
ropa, tanto da indurre l’Ue a riscrivere la
normativa europea sui contaminanti nei pro-
dotti alimentari partendo dai dati italiani ora
presentati nell’Eur-Report, in particolare per
cadmio e mercurio.
Mangiare radioattivo
utti ricordano quando, dopo il disastro di Chernobyl, vennero banditi in Italia latte, insalata e
funghi. Questi ultimi, infatti, assorbono facilmente la radioattività. Per garantire la totale sicu-
T rezza dei consumatori, l’Unione Europea ha fissato da tempo limiti rigorosi al contenuto degli
isotopi radioattivi del cesio nei prodotti provenienti da paesi terzi.
Il Trattato di Schengen non ammette eccezioni: anche i porcini extracomunitari devono assoggettar-
si ai tradizionali controlli alla frontiera. Tanto più quando provengono dai Paesi della Ex Iugoslavia,
dove tra il 1995 e il 1999 furono sparati, durante le operazioni militari della Nato, ben 42 mila proietti-
li all’uranio impoverito, pari a 15 tonnellate. La guerra dei Balcani, infatti, ha determinato in diverse
aree un forte inquinamento del terreno - e in certi casi anche delle falde acquifere sottostanti - che
potrebbe compromettere la purezza di molte merci di importazione. Gli elementi radioattivi sopravvi-
vono nell’ambiente migliaia di anni e le fughe radioattive in Paesi dove i controlli sulle centrali
atomiche non sono così stringenti potrebbero compromettere a lungo i funghi.

