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Il sentiero principale è comunque davvero alla È lei la star di questa riserva. Segnalata per la
portata di tutti e parte dal paesino di Pontone prima volta nel 1710 dal botanico Micheli, que-
che è un affascinante balcone su Amalfi visibi- sta felce della flora preglaciale, dalle foglie
le in fondo alla valle verde dove le coltivazioni giganti, indivise, che raggiungono anche i 180
di limoni lasciano man mano il posto al bosco. centimetri di lunghezza, è tipica delle regioni
Il motivo per cui tante scolaresche chiedono alla calde a forte piovosità: India, Cina, Azzorre,
Forestale di essere accompagnate alla scoperta Spagna e Portogallo. In Italia è rarissima.
della riserva è la sua collocazione ed anche la Oltre che in questa riserva, è stata segnalata
vegetazione, si passa da specie più familiari tempo fa anche ad Ischia, in Calabria e nel
della nostra macchia mediterranea a paesaggi Messinese. I forestali mi spiegano perchè è
quasi tropicali, con le felci a farla da protagoni- chiamata anche felce bulbifera: forma dei bul-
sta. Superati alcuni ponticelli sul Rio Canneto betti sulla foglia con i quali si riproduce e non
(dove pare viva anche la lontra) si arriva a usa le spore come fanno le altre felci. La prote-
invitanti cascate, attorno alle quali zione assicuratale attraverso una recinzione ed
vivono specie rarissime di felci, il costante lavoro per la sua riproduzione ha
come la Woodwardia radicans, dato i suoi frutti e da pochi esemplari che si
vero e proprio “fossile viven- registravano con l'istituzione della riserva, ora
te” risalente al lontano siamo arrivati ad una consistente presenza.
Terziario. Ma nella Valle abitano anche altre piante di
notevole interesse fitogeografico, come la pte-
ride di Creta, l'arisaro cordato, alcune orchidee
dai vivaci e molteplici colori e la pinguicola,
graziosa pianta carnivora, dai fiori rosa, che
Ferro o carta?
uando l'isola d'Elba apparteneva ai
Borboni partivano le navi con il
Q ferro semilavorato dirette ad Amalfi
e poi proprio nella valle delle Ferriere veni-
va impiegato per realizzare le sbarre delle
tipiche finestre spagnole bombate, per i
cardini delle porte, i ferri dei cavalli o ancora
le “centrelle”, i chiodini che si impiegavano
per non far rovinare le scarpe. Utilizzando
stracci di cotone, lino o canapa, messi a
macerare in acqua, si produceva invece la
carta. La tecnica, inventata dai Cinesi nel I
secolo a.C. e presto adottata e divulgata
dagli Arabi, fu appresa dagli Amalfitani che
con questi intrattenevano floridi rapporti
commerciali. Consisteva nell’ottenere una
poltiglia di cellulosa che, stesa su appositi
telai, veniva trasformata in fogli successi-
vamente pressati e messi ad asciugare su
lunghi stenditoi esposti ai venti dominanti.
Delle tante cartiere esistenti un tempo sol-
tanto due - visitabili - sono ancora rimaste
in attività; le restanti, ormai diroccate, sono
disseminate nella Valle delle Ferriere.

