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atto dal personale forestale dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Castel di Sangro. Un’opera
          di consolidamento che è stata accompagnata da un capillare censimento e catasto di tutte le azien-
          de avicole disseminate tra la Valle del Sagittario, la Valle di Sangro e la Valle del Giovenco. In
          particolare sono 213, tra pollai e apiari, le aziende che si sono dotate di sistemi di protezione a prova
          di orso, mentre sono stati messi in opera 56 cancelli di ferro, 122 tavole chiodate e 41 recinzioni elet-
          trificate, di cui 13 fornite dal Wwf. Sono invece 53 i proprietari di aziende agricole che hanno rifiutato
          di applicare questi sistemi atti a scongiurare le incursioni degli orsi. L’opera di ripristino delle struttu-
          re dei pollai si inserisce  nel Progetto Life per la Conservazione dell’orso bruno marsicano, realizzato
          con il contributo della Comunità Europea e gestito dal Corpo forestale dello Stato, dall’Ente Parco e
          dal Dipartimento di Biologia Animale dell’Università La Sapienza di Roma. Lo stu-
          dio del Dna, la mappatura della popolazione animale, le attività di
          conservazione e la prevenzione del bracconaggio sono solo alcune delle ini-
          ziative portate avanti dal progetto, nel quale si inserisce anche la dotazione di
          radiocollari ad alcuni esemplari, destinata a raccogliere informazioni
          scientifiche e a monitorare i movimenti dei plantigradi.
          Ciononostante, nell'ultimo anno la popolazione dell’orso bruno
          marsicano ha registrato la perdita di ben sei esemplari.
          Ricordiamo l’Orso Bernardo e la sua “compagna”, uccisi per
          avvelenamento all’incirca un anno fa e ritrovati nel territorio di Gioia
          dei Marsi. Un terzo giovane orso avvelenato, trovato a breve distanza dai
          primi due pochi giorni dopo, così come due cuccioli, probabili vittime,
          invece, di una forma di infanticidio, in termini scientifici “predazione
          intraspecifica”. C’è infine l’orsa adulta ritrovata senza vita lo scorso
          maggio, vittima di una “competizione intraspecifica”, ovvero dell’attac-
          co di un maschio che l’ha aggredita per questioni legate
          all’accoppiamento. Per sopravvivere l’orso ha bisogno di cibo abbon-
          dante, di spazi ampi, di corridoi che permettano gli spostamenti tra
          aree diverse e soprattutto di una corretta gestione del territorio e
          delle attività umane ad esso connesse. Solo superando i conflitti
          tra conservazione e attività economiche tradizionali, si potrà pre-
          servare un patrimonio faunistico unico nel suo genere e favorire
          una pacifica coesistenza tra uomo e orso in una delle aree di più
          alto impatto ambientale della nostra Penisola.












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